XIV Ritiro Filosofico, un resoconto

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Come largamente preannunciato si è svolto, dal 30 settembre al 2 ottobre, il XIV Ritiro Filosofico nella consueta cornice di Nocera Umbra (PG). La quattordicesima edizione del Ritiro è stata condotta dal prof. Rocco Ronchi – docente di filosofia teoretica all’Università de L’Aquila -, sul tema L’immanenza assoluta. Una tre giorni davvero interessante e ricca di dibattiti, suscitati dalle lezioni del relatore che ha potuto contare su una platea eterogenea di ascoltatori attenti e, nella loro diversità, complementari.

Le tre sessioni di lavoro (due al sabato, e una la domenica) hanno affrontato la tematica dell’immanenza assoluta attraverso una critica del concetto di contingenza, per poi passare all’esposizione della nozione di processo ed infine indagando una terza accezione della causalità metafisica. Obiettivo di Rocco Ronchi era quello di mostrare una via alternativa sia al necessitarismo sia al personalismo che fa della libertà il proprio unico orizzonte.

Questa via alternativa è quella delineata proprio dall’immanenza assoluta, la quale può concepirsi come un processo (e qui i riferimenti più espliciti sono stati a Whitehead e ai pensatori della teologia speculativa, come Cusano) che si distingue in modo netto dal divenire.

Infatti, se da una parte occorre criticare la nozione di contingenza – e Ronchi lo ha fatto mediante un’analisi stringente del libro 9 della Metafisica di Aristotele, dando così ragione a quei Megarici che il pensatore peripatetico intendeva oltrepassare, per dare corpo alla dottrina di potenza e atto -, d’altra parte è necessario pensare un divenire che non sia inteso secondo i canoni del pensiero comune. Come ci insegna anche Bergson, il processo, infatti, non è concetto sinonimo di divenire: quest’ultimo ha sempre qualcosa che rimane, nonostante il mutamento, e nel suo divenire ciò che cambia passa sempre da uno stato di potenza ad uno di attualità. Da qui nasce il grande concetto della filosofia occidentale di possibilità. Oltrepassare questo modo di intendere il divenire, per inoltrarsi nell’idea di un processo che è esso stesso soggetto del mutare – e che quindi non genera più l’opposizione, cartesiana, fra un soggetto della conoscenza e un oggetto da conoscere -, significa in un certo senso andare al di là della metafisica. Metafisica intesa nel senso classico del termine, che Ronchi ha preliminarmente, e in modo accurato, descritto e concettualizzato in modo da mostrare la differenza con il sistema da lui proposto.

Infine, è stata la causalità metafisica ad essere indagata. Ronchi ha proposto un itinerario che, dall’idea di causalità psichica freudiana (il grande segreto clinico, come lo definiva lo stesso Freud) ha portato fino all’idea di una causalità immanente come praxis. Ovvero: non si tratta più di pensare una causa che è creazione di qualcosa, generazione di un effetto esterno alla causa stessa, quindi una causa poietica, utilizzando le categorie aristoteliche, bensì un’idea di causalità in sé, fine a se stessa. Causa immanente che non è causa transitiva. Quest’ultima genera il suo effetto al di fuori di sé, la causa immanente è causa sui, è la praxis aristotelica. Il tempo come scorrere lineare e successione, è qui messo radicalmente in discussione. Poiché, nel grande segreto clinico si dice che tutto accade nell’inconscio, ma l’inconscio non accade da nessuna parte eppure non cessa mai di accadere. Il grande segreto clinico di Freud è dunque, dal punto di vista speculativo, la replica di Spinoza, e ancora prima è la replica della grande teologia speculativa di Cusano e di Bruno. L’immanenza assoluta della sostanza assolutamente infinita, nella infinità (come molteplicità illimitata) di quelli che Spinoza chiamava modi. Causalità clinica e questa causalità metafisica fanno a meno della freccia del tempo.

In questo percorso Ronchi ha, dunque, internamente mostrato un canone minore del pensiero, che da un certo Platone ai Megarici, fino ai pragmatisti americani, Whitehead e Deleuze – passando per il cristallo puro di questa tradizione, ovvero Spinoza -, sostiene che qualcosa è se non può essere sciolto dai suoi effetti. To on è causare infinito.

Nei prossimi giorni la redazione di RF pubblicherà i podcast delle sessioni di lavoro di Rocco Ronchi al XIV Ritiro Filosofico, che potranno essere ascoltati gratuitamente qui sul nostro sito

 

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