Tutti pazzi per Spinoza. But…

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Alcuni hanno detto che Spinoza sia stato uno dei pensatori più maledetti della storia. Altri che sia stato un santo, quasi una vera e propria imitazione di Cristo. Per alcuni è stato un solitario, per altri un uomo a cui piacevano banchetti e discussioni tra amici. Le valutazioni sul suo carattere e sulla sua filosofia sono innumerevoli tanto che si può essere d’accordo su almeno una cosa: Spinoza è ancora oggi uno dei nomi più controversi della storia e del pensiero umano.
Il sito della radiotelevisione svizzera gli ha dedicato nel mese di ottobre una puntata speciale dal titolo Tutti pazzi per Spinoza. Andrea Sangiacomo, uno dei più giovani e promettenti ricercatori italiani, ha spiegato in modo equilibrato e preciso il crescente interesse per un filosofo a lungo lasciato ai margini dei curricoli liceali e universitari. Oggi, anche a vedere il numero di papers che appaiono sulle riviste scientifiche di filosofia di tutto il mondo, Spinoza è diventato davvero (come scriveva Deleuze) il “Cristo dei filosofi”.

L’interesse su Spinoza non si ferma al mondo della filosofia. La trasmissione radiofonica Uomini e Profeti condotta da Gabriella Caramore su Rai radio 3, dando seguito ad un’altra puntata trasmessa nel 2014, si è di nuovo occupata lo scorso 8 novembre del filosofo che, oltre ad essere olandese, ha profonde radici ebraiche. La conduttrice lo ha presentato addirittura come il fondatore del moderno pensiero teologico da affrontare a piccole dosi a causa della sua notevole difficoltà. Gli ospiti in studio, Salvatore Natoli e Marco Morselli, discutendo in maniera brillante alcune sue dottrine tipiche, hanno sostenuto che si tratta di un autore imprescindibile per la cultura moderna.

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Un certo dibattito ha suscitato l’intervento di Donatella Di Cesare apparso il 25 ottobre scorso sul Corriere della Sera. La docente universitaria ha sostenuto diverse cose tra cui la presunta inesistenza della scomunica comminata a Spinoza dalla sinagoga di Amsterdam nel 1656. Tra le tesi più provocatorie quella secondo cui Spinoza sarebbe rimasto sempre ebreo tanto da avere per primo preconizzato la ricostituzione dello Stato ebraico sì da configurarsi come il primo sionista della storia. Si tratta di una tesi da lungo tempo conosciuta tra gli esperti che ne hanno sottolineato spesso la non congruità storica e teorica. Uno di questi, Shmuel Trigano, anch’egli ebreo, ha sostenuto al contrario che Spinoza sarebbe stato il primo antisemita della storia moderna. Siccome queste cose la Di Cesare le conosce, essendo studiosa seria e preparata, cercheremo di indagare più a fondo le ragioni culturali e politiche di questa reimmissione forzata di Spinoza nell’alveo del popolo ebreo. Diciamo forzata perché Spinoza non espresse mai la volontà di essere considerato un discepolo di Mosè (tanto che molti ebrei lo accusarono di essere cristiano e per questo anche traditore). Quella dell’ebraismo di Spinoza è questione seria. Alcuni rabbini, chiamati nel 2012 ad esaminare la possibilità di togliere la scomunica, opposero il loro diniego (vedi a questo proposito l’articolo di Steven Nadler sull’Opinionator del New York Times). Alla Di Cesare ha risposto sul Manifesto lo studioso del pensiero politico Stefano Visentin secondo cui Spinoza appartiene al popolo ebreo non più di quanto appartenga all’umanità e, in questo senso, è da considerare anche come un palestinese.

L’attenzione su Spinoza insomma è più che mai viva. Tuttavia bisogna notare che questa popolarità coincide con un momento storico che sembra andare in tutt’altra direzione rispetto a quella pensata ed auspicata dal filosofo olandese. Gli Stati hanno da tempo aumentato il potere di controllo sulla libertà di espressione dei cittadini, giungendo spesso a reprimere in modo più o meno violento la libertà di opinione in nome della sicurezza. La religione è ritornata al centro delle vicende storiche smentendo la tesi della vittoria della secolarizzazione. La stessa filosofia, pur mostrando interesse per il pensiero di di Spinoza, è oggi largamente dominata dal post-modernismo, filosofia che intende sovvertire tutti i termini della tradizione considerati come privi di effettiva consistenza. I policymakers si rivolgono a Hegel e a Marx per trovare ispirazione decisionale in campo politico. In una recente intervista apparsa sul numero 10/2015 del mensile Limes, George Friedman, influente analista presso l’amministrazione Usa e fondatore di un’importante agenzia di intelligence privata, ha affermato di aver imparato moltissimo da Hegel e di servirsi ogni giorno della sua filosofia per compiere il suo lavoro. Lo studioso ha confermato che l’approccio hegeliano all’interpretazione della geopolitica è fondamentale soprattutto se lo si fonde con gli insegnamenti di Machiavelli (il quale, a onor del vero, è maestro anche di Spinoza). Ma se Hegel è noto per la sua devozione nei confronti di Spinoza (fare filosofia affermò una volta è fare dello spinozismo) purtuttavia il filosofo tedesco rimproverò l’olandese di non aver adeguatamente pensato la storia e il mondo (l’accusa di acosmismo) correggendo il suo impianto immanentistico in senso decisamente cristiano. L’occidente insomma, nonostante i continui riferimenti al pensiero di Spinoza, lo ha sempre relegato in una posizione subalterna. Ma se non si traggono le conclusioni, come diceva Nietzsche, le conclusioni traggono te.
Cosa particolarmente vera in Italia. Molti dichiarano la grandezza e la straordinarietà del suo pensiero. Tuttavia si faccia un esperimento mentale e si provi ad immaginare l’applicazione di alcune teorie politiche spinoziane al contesto culturale e politico italiano (senza considerare quelle metafisiche). Prendiamo ad esempio l’idea della totale separazione di fede e ragione a cui corrisponde quella tra Chiesa e Stato; oppure la tesi secondo la quale la sovranità religiosa deve essere detenuta dallo Stato anziché dai rappresentanti ufficiali del culto (così come avviene ad esempio in Cina nei confronti della Chiesa cattolica). Immaginiamo di conseguenza l’ipotesi di un primo ministro che si sostituisce al papa nella scelta dei vescovi. Ci fermiano qui. E aggiungiamo che sarà per questo che alle nostre latitudini il nome di Spinoza è più popolarmente associato ad un blog di barzellette.

Noi non siamo un foglio spinoziano (che pure esiste e promuove delle ottime iniziative) e tuttavia, come sa chi ci segue, facciamo di Spinoza il filo rosso che conduce le nostre riflessioni. I temi indicati sopra saranno ripresi nel corso dell’anno secondo il nostro habitus, che è quello presentare nel modo più analitico i problemi in modo da offrire a tutti le coordinate per continuare lo studio. Abbiamo rimesso a posto alcune cose nel sito ed aggiunto una nuova sezione, Top Philosophy. In essa saranno presentate delle domande a cui si darà risposta attraverso argomenti a favore o argomenti contro secondo il metodo delle quaestio medievali. Quindi non problemi a carattere generale ed astratto (del tipo “che cos’è la giustizia?) ma soluzione di dilemmi (come “è giusto portare il burqa nelle società occidentali?” oppure “pensiamo o siamo pensati?”). Al termine della quaestio si fornirà una soluzione che potrà anche essere aporetica ed aperta al contributo dei lettori. Immutate le altre rubriche, abbiamo in programma di uscire la mattina di ogni (maledetta) domenica. Speriamo di riuscirci.

Rimangono essenziali i ritiri, origine e cuore della nostra attività. Per il nuovo anno non abbiamo ancora stabilito tempi e contenuti: dopo il grande ritiro dello scorso settembre sul concetto di rivelazione, ci siamo presi un po’ più di tempo per elaborare nuove modalità e nuovi temi da affrontare. Come già spiegato altre volte, i ritiri non sono né fuga né disprezzo del mondo bensì tempi e luoghi adatti per concentrarci e discutere in tutta calma. Alcuni ci hanno soprannominato i ritirati. Accettiamo di buon grado il nickname sempre che si intenda il nostro retreat to commitment come passo indietro per farne due avanti. Non amiamo slogan del tipo “noi ci mettiamo la faccia” preferendo modelli più ironici sull’esempio di altri circoli. E con questo facciamo a tutti i migliori auguri per il nuovo anno. Noi di sicuro continueremo a correre. Insieme a Spinoza, ovviamente!

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Proprio ieri usciva sul Jerusalem Post questo articolo relativo alla possibile rimozione della scomunica comminata a Spinoza nel 1656. http://www.jpost.com/Magazine/It-is-time-to-lift-the-ban-438928?utm_content=buffer0c8e9&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

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