Tag Archives: Uomo

Note su alcuni termini del linguaggio di Severino (II)

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Come abbiamo visto, la difficoltà per l’uomo di intendersi re, invece che mendicante – ovvero di capire che è eterno, e non mortale –, risiede tutta nello snodo storico del “parricidio” platonico. Una cultura costruita sulla caducità delle cose non può che generare sistemi di pensiero infettati dal virus del nichilismo. Severino giunge a dire che la condizione di mortalità dell’uomo è qualcosa che egli stesso «vuole». Sarà solo liberandoci di questo fardello che potremmo entrare all’interno del cielo rischiarato dalla verità. Qui, dunque, intraprenderemo la seconda parte del percorso all’interno dei testi che, nella mastodontica opera di Emanuele Severino, si occupano direttamente della condizione dell’uomo conteso tra verità ed errore.

Le deduzioni ci hanno portato fin qui, dunque, a definire l’uomo come conteso fra verità ed errore.
Questa è la sua “condizione”. Ma qual è la sua essenza?

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Note su alcuni termini del linguaggio di Severino (I)

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Se è vero che la filosofia si è sempre interessata alla vita – ed è, per chi scrive, proprio così –, essa deve anche “calcolare” il suo impatto sulla condizione umana. Spinoza diceva che il vero filosofo si occupa della vita e non della morte, perché potremmo dire, la morte è oltrepassata dalla filosofia. Una situazione analoga è rintracciabile nella formulazione filosofica di Emanuele Severino. La morte – per come viene intesa dalla filosofia occidentale e dalla sua appendice tossica, ovvero il nichilismo metafisico – è smascherata nella sua inessenzialità. Vorrei qui rivolgere il mio interesse alla “condizione dell’uomo” all’interno del sistema severiniano. Dalle sue riflessioni ontologiche, infatti, segue una prospettiva necessaria che investe l’uomo e la sua essenza. Egli è legato a concetti come isolamento della terra, apparire empirico e apparire trascendentale, alienazione e non-verità.
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Call for Papers: il concetto di individuo nella filosofia

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Per una ricognizione storico-critica sull’essenza dell’uomo

Il concetto di individuo, tema fondante e originario della filosofia, può essere affrontato tenendo conto sia dei singoli autori e delle varie tradizioni di pensiero (come abbiamo già iniziato a fare nelle ultime settimane) sia delle problematiche poste dagli sviluppi della scienza e della tecnica. La domanda “chi è l’uomo?” ha generato e continua a generare riflessioni di carattere etico, metafisico, gnoseologico e teologico.
Per ricostruire nella maniera più ampia possibile la questione, Ritiri Filosofici apre un apposito call for papers. Gli articoli dovranno essere inviati all’indirizzo email ritirifilosofici@gmail.com e avere una lunghezza massima di dodicimila battute (spazi e note comprese). Si raccomanda la divisione dell’articolo in paragrafi, mentre rimangono opzionali le note a piè di pagina e il profilo biografico dell’autore.
Quello che ci preme è che i contributi mettano in risalto i presupposti teorici e i nuclei fondanti che sono alla base delle varie dottrine sull’individuo.
La pubblicazione su RF spetterà al giudizio della redazione che avrà anche il compito di scegliere foto e titolo dell’articolo.
Il termine per la presentazione dei lavori è al 30 giugno 2018.
Buon lavoro a chi vorrà inviare il proprio contributo.

Amor fati, come diventare legislatori e creatori di se stessi

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L’impatto generato dalla riflessione sul concetto di Postumano moderno elaborato da Leonardo Caffo e su cui ci siamo soffermati la scorsa settimana, è di straordinario interesse. Il superamento dell’antropocentrismo in direzione di un recupero della dimensione ontica (per dirlo con le parole di Heidegger), per risalire cioè alla primigenia condizione dell’essere enti o momenti all’interno di un Essere infinito che ci contiene e ci sovrasta, è uno spunto che apre interrogativi molto interessanti. Riscoprirsi parti del Tutto potrebbe svolgere una funzione fondamentale per affrontare sfide contemporanee come il cambiamento climatico o i flussi migratori. A ben vedere però, questo andare avanti, questo volersi muovere oltre l’uomo in direzione di una riscoperta della comunità, è un andare avanti e insieme un tornare indietro. È un rinunciare all’anelito, a quell’istinto di prevaricazione che nella volontà d’accrescimento individuale ha colto uno dei momenti di maggiore bellezza dell’esperienza umana. L’uomo è innegabilmente parte del Tutto, l’uomo è innegabilmente un ente al pari di tutti gli altri, eppure, allo stesso tempo l’uomo è qualcosa di diverso. Esso è monade, esso è per certi versi la personificazione di quel principium individuationis che tanti dibattiti ha generato all’interno della riflessione filosofica. Per questo pensare ad uno scenario di regressione dal piano individuale, pur nel suo fascino, ci spinge a una certa diffidenza, perché già sembra di sentir riecheggiare il monito di Zarathustra: «Guai! Si avvicinano i tempi in cui l’uomo non scaglierà più la freccia anelante al di là dell’uomo, e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare!»1. Sin da allora, infatti, l’esigenza di un superamento dell’umanità è rimasta viva, così come la tensione verso una dimensione superiore che per Nietzsche – a differenza di Caffo e Deleuze – proprio non può prescindere dalla dimensione “superiore” dell’individuo. Non solo, proprio nella vita comunitaria e soprattutto nella sua stratificazione egli coglie il momento di massimo annichilimento di questo sentire. Continue Reading


  1. F.Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 1968, p.11. 

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