Tag Archives: ontologia

Dafne, o del divenir altro

Il testo Ontologie de l’accident, originariamente pubblicato nel 2009 per Éditions Léo Scheer da Catherine Malabou, è ora disponibile anche in italiano, grazie all’edizione curata da Valeria Maggiore per Meltemi.

Il testo di Malabou è singolarmente rilevante, da un punto di vista filosofico, poiché apre direttamente allo studio della scienza dell’“accidente”. Per l’autrice, l’accidente consta dell’elemento traumatico, del risultato connaturato in cui inevitabilmente incappa il soggetto che esperisce un mutamento del proprio essere, un cambiamento essenziale. L’accidente non è in questa sede associabile alla “casualità” del senso comune, a ciò che sfugge all’indagine scientifica in quanto “non necessario”, né tantomeno al “potere di non” che caratterizzava la metafisica aristotelica.

Continue Reading

Fondamento e Sistema

Nella prima sessione del XVII Ritiro Filosofico, svoltosi il 21 e 22 settembre, la riflessione ha preso le mosse da una semplice domanda: perché vige, in filosofia, la differenziazione fra pensiero e linguaggio? In realtà, una consistente parte della filosofia novecentesca ha sostenuto che solo quest’ultimo esiste veramente, poiché il pensiero si riduce essenzialmente al linguaggio. Tuttavia è da questa stessa separazione, potremmo dire originaria, che il prof. Aldo Stella ha offerto la sua lettura di Anassimandro e Parmenide, proponendo un modello ontologico-teoretico di indubbio interesse. Del resto, ha argomentato principalmente nella prima sessione, se il linguaggio è espressione del pensiero egli rinvia a quel qualcosa di cui esso è segno e pertanto è contradditorio pensare la coincidenza del secondo nel primo.

Continue Reading

L’ontologia che parte dall’infinito

È probabile che la prima vera formulazione dell’idea di infinito – o meglio di un concetto che molto si avvicina a quello di infinito – sia opera di Anassimandro. L’apeiron non è propriamente l’infinito ma, per costruzione linguistica, la parola ci testimonia ciò che è aperto, l’indefinito, l’identità della differenza. Emanuele Severino, ad esempio, ha scritto in un saggio dedicato a questo tema, La parola di Anassimandro, che essa «è il più antico lasciar parlare le cose, di cui ci sia giunta notizia, e perciò è la prima parola della filosofia».  A partire da questo tema, l’articolo della seconda domenica del mese sarà dedicato ad una questione di carattere ontologico, nel suo aspetto sia teoretico che storico.  Continue Reading

Bergson, lo slancio vitale che oltrepassa se stesso

Per Edizioni ETS è appena uscito il saggio Bergson oltre Bergson. La storia della filosofia, la metafisica della durata e il ruolo di Spinoza, scritto da Saverio Mariani, uno dei componenti di RF. Pubblichiamo qui l’introduzione al volume.

Bergson oltre Bergson_Saverio Mariani copertinaL’intento di questo lavoro è già in parte espresso dal titolo: Bergson oltre Bergson. Esso indica il tentativo di rileggere Bergson liberandolo da alcuni pesanti pregiudizi che ne hanno a volte impedito una lettura radicale e perciò capace di ricondurre la sua opera entro una vera e propria tradizione eretica del pensiero occidentale. Si tratterà dunque di ragionare sul pensiero dell’autore nella sua totalità, in quanto tale eccedente le singole parti. Come per la durata, anche il pensiero, preso nella sua interezza, sconfina dal recinto costituito dai frammenti che lo compongono. La filosofia di Bergson è mossa da una tensione all’accrescimento, si spinge continuamente verso ciò che è (ancora) virtuale; per questo motivo essa deve essere trascesa, non può subire una chiusura concettuale che ne eliminerebbe, invece, proprio quella volontà di sviluppo. Ma è doveroso andare oltre Bergson giacché fermarsi significherebbe precludersi tutto l’ampliamento insito nel pensiero dell’autore, essere refrattari al cambiamento e alla novità. Il gesto qui richiesto è quello che lo stesso Bergson richiede al suo lettore, costituendo un pensiero aperto che è immediatamente tradito da chiunque lo consideri finito, concluso, definitivo. Continue Reading

Quel che resta di Heidegger

I “Quaderni neri” di Heidegger 1931-1948. Clicca sull’immagine per il programma completo.

Dopo la pubblicazione e le prime ricezioni dei Quaderni neri, Heidegger continua a far parlare di sé. Ne è testimonianza il grande convegno svoltosi a Roma tra il 23 e il 25 novembre dal titolo i “Quaderni neri” di Heidegger, che, organizzato da Donatella Di Cesare (Università La Sapienza), ha richiamato studiosi e interessati da tutta Europa. La lista degli invitati è sorprendente (solo per citare i più in vista, Peter Sloterdijk, Gianni Vattimo, Peter Trawny, Vincenzo Vitiello, Gérard Bensussan) e gli interventi hanno chiarito le posizioni dei vari studiosi heideggeriani dopo la pubblicazione dei quaderni. Ovviamente, l’attenzione si è concentrata sull’analisi del coinvolgimento accidentale o strutturale del filosofo con il nazionalsocialismo, sul ruolo che svolge l’ebreo e l’antisemitismo all’interno del sistema heideggeriano, e di conseguenza, sulla verifica di che cosa possa essere salvato (ove possibile) del pensiero di Heidegger. Continue Reading

XI Ritiro Filosofico

RF11-Domus SeminarioSi è concluso domenica 7 settembre 2014 l’XI Ritiro Filosofico, svoltosi come di consueto al Domus Seminario di Nocera Umbra (PG). I tre giorni sono stati impegnati da un’analisi organica dell’opera centrale di Arthur Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione.

L’opera, suddivisa in due volumi, è stata esaminata in modo consequenziale, a partire dalla prima sessione di lavoro, grazie alla relazione di Maurizio Morini  il quale ha analizzato prima la teoria della conoscenza  che è alla base di tutta la riflessione ontologica e metafisica di Schopenhauer, poi la divisione fondamentale tra intelletto e ragione con la dottrina dell’intuizione intellettuale e infine la presentazione del “bisogno metafisico dell’uomo” che sottende un’ ontologia ben precisa e quindi una divisione chiara fra filosofia e religione, da una parte, e fra ambito scientifico ed ambito filosofico dall’altra. Il dibattito seguente alla relazione, svolto nella consueta forma di Ritiri Filosofici (ovvero non come semplice botta e risposta con il relatore, ma in forma di simposio fra tutti i partecipanti) ha permesso di sottolineare le differenze sostanziali fra la teoria della conoscenza kantiana e quella di Schopenhauer.

Continue Reading

Copyright © Ritiri Filosofici 2019