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Memorie di un viaggio in Egitto

Abbiamo passato le vacanze di Natale e Capodanno in Egitto, alla ricerca di un po’ di caldo e di estraniamento (la vera “Entfremdung“) dalle preoccupazioni quotidiane. Non vorrei propinare agli amici di Ritiri Filosofici un “cinepanettone” (Vacanze in Egitto…), ma piuttosto condividere alcuni momenti e ricordi di un’esperienza affascinante. Tutto il viaggio si è svolto costantemente su due livelli: da un lato, la visita ai siti archeologici – e quindi un’immersione in un mondo affascinante, una civiltà antichissima che aveva raggiunto vette di sapere e conoscenza che lasciano allibiti; dall’altro l’Egitto contemporaneo, nel pieno di una rivoluzione che porta con sè tante contraddizioni e interrogativi per il futuro.
Una visita quindi su un doppio binario.
Ma andiamo per ordine, cominciando dagli Antichi. L’Antico Egitto aveva già raggiunto un grado di civiltà estremamente avanzato nel 3000 a.C., come dimostra quanto ci ha lasciato il fondatore della Prima Dinastia, Narmer (2950 a.C.), il primo a unificare il Paese. Gli elementi fondamentali della visione filosofica e del mondo, poi sviluppata dalle successive Dinastie, erano già presenti. Le famose piramidi di Giza (la piramide di Cheope è rimasta l’edificio più alto per 44 secoli, fino alla costruzione della torre Eiffel) furono costruite nell’Antico Regno (IV Dinastia: 2575-2450 a.C.). Questa civiltà è poi durata 3000 (tremila) anni, considerando che l’ultimo Faraone è stata Cleopatra, morta nel 30 a.C. In 3000 anni di storia è ovviamente successo di tutto: l’Egitto è stato in alcune fasi così potente da comprendere nel suo impero tutto il Vicino Oriente fino all’Iraq, la Libia e il Sudan settentrionale. In altre fasi la casa regnante era straniera e l’Egitto è stato dominato da altri popoli: Hyksos (popoli del mare), libici, nubiani (faraoni neri di Kush), assiri, babilonesi, persiani, greci. Ci sono inoltre state varie guerre civili, secessioni e riunificazioni del Paese. Ma i caratteri fondamentali della civiltà egizia sono rimasti inalterati. Ciò che ho trovato più affascinante è ritrovare nella religione egizia gli elementi fondamentali del cristianesimo, nonchè delle altre religioni monoteistiche. Ho così compreso che una civiltà così avanzata, che aveva durato così a lungo, aveva profondamente influenzato (e non poteva essere altrimenti) l’evoluzione di tutte le successive civiltà del Mediterraneo. Gli antichi Egizi raccontavano in forma di mito la realtà che vivevano (ricordate i primi capitoli della “Filosofia Antica” di Emanuele Severino, sul ruolo del mito come narrazione della realtà…). Tutto il pensiero egizio è dominato dal confronto degli opposti (il Paese era nato intorno al Nilo e quindi l’alternarsi di piena e siccità, era al centro della loro vita): bene e male, vita e morte, con la sintesi rappresentata dalla risurrezione dopo la morte, è cruciale. La vita dopo la morte, inizialmente limitata ai Faraoni, è  poi estesa a tutto il popolo, a condizione di comportarsi in modo retto. Paradiso e Inferno sono concetti egizi, così come il Giudizio Universale (dopo la dipartita si doveva affrontare il giudizio di Mut, dea della Giustizia, con su un piatto della bilancia una piuma e sull’altro il cuore: il peso di quest’ultimo dipendeva dalle buone o cattive azioni compiute in vita…). Nella lotta fra bene e male, Osiride, figlio di Ra, muore per il bene di tutti gli uomini. La madre, Iside, era stata fecondata dallo Spirito Santo. Anche il concetto di Trinità è quindi egizio (Ra, Osiride e Iside; Amon, Mut e Khonsu a Tebe, etc.). Fra gli organi che erano lasciati dagli imbalsamatori nel corpo vi era la lingua, perchè il defunto doveva poi “confessarsi”, recitando una litania che assomiglia incredibilmente ai 10 comandamenti (non ho ucciso, non ho rubato, etc …). Potrei continuare, ma i richiami e le similitudini con le religioni successive sono evidenti. Ma soprattutto quello che ho trovato sorprendente è scoprire che, all’essenza, era un credo monoteistico (le divinità erano diverse, ma si trattava di varie manifestazioni del divino). A un certo punto un Faraone, Akhenaton, introduce una nuova divinità, Aton, che viene a sostituirsi ad Amon e a tutti gli altri dei; ma la realtà è che il monoteismo era già parte integrante del pensiero egiziano: la sua era stata piuttosto una ribellione contro il clero potentissimo dell’epoca, che poi, alla sua morte, riprende il controllo con il figlio, il famoso Tut Ankh Amon (nato Tut Ankh Aton).
Mi fermo qui con la religione egizia.
Sull’archeologia, il Paese è disseminato di una serie di siti straordinari: oltre alle Piramidi e necropoli a Giza, Dashour e Saqqara, è imperdibile una visita all’antica Tebe, capitale dell’Alto Egitto, che nel 2000 a.C. contava 1 milione di abitanti. Oggi si chiama Luxor e gli abitanti sono 650.000: il tempio di Karnak è “incontournable“. La c.d. “grande sala ipostila” presenta una foresta di colonne (134), di cui le centrali misurano 15 metri di diametro, per un’altezza di 23 metri. Tutte decorate, con i capitelli a forma di papiro o di fiore di loto. Egualmente straordinario è il tempio di Abu Simbel, al confine con il Sudan, sia per le statue di Ramesse II, gigantesche (20 metri), che per le pareti interne, su cui è intagliata la battaglia di Kadesh.

Alla magnificenza del passato fa da contraltare l’Egitto moderno: 90 milioni di abitanti, con un PIL di circa 200 miliardi di dollari (a titolo di paragone, quello dell’Italia è di circa 1600). Una popolazione giovanissima, con un livello di disoccupazione molto elevato. In molte zone la povertà è evidente, anche se il Cairo fa impressione per la magnificenza e i tratti della grande capitale. Il suk è poi interessantissimo (costellato di moschee del X-XII secolo). Il Paese è nel pieno di una fase di transizione molto delicata. Speriamo che si stabilizzi, perchè si tratta di un Paese cruciale per gli equilibri nel Mediterraneo e per il nostro futuro.

 

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