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Intervista ad Emanuele Severino

«Gli eterni si manifestano secondo un ordine che non sarebbe potuto essere diverso da quello che è».


26 febbraio 2019

Emanuele Severino compie oggi 90 anni.
Il 1° febbraio del 2014 ci accolse nel suo salotto per parlare di filosofia. Passammo oltre due ore nella casa bresciana di Severino. Da quella chiacchierata uscì fuori questa insolita intervista.
Insolita perché, innanzitutto, era stata fatta al cospetto di un gigante della filosofia occidentale; in secondo luogo perché fu quasi rapsodica e così eterogenea da sembrarci paradossale, una volta usciti da lì. Forse, complice l’ingenuità e una certa forma di stupore, le nostre domande appaiono anche adesso slegate o troppo particolari. Forse però, stavolta complice la mente acuta di Severino, è possibile comunque intravedere un filo rosso in ciò che è riportato nelle righe che seguono. Il filo rosso che s’intravede è l’essenziale struttura della filosofia di Severino, quella imponente e grandiosa metafisica che il filosofo bresciano ha — a partire dal suo primo scritto, La struttura originaria del 1958, fino al recentissimo Testimoniando il destino — puntellato e interrogato continuamente.
A distanza di cinque anni dalla pubblicazione, quindi, vi riproponiamo il colloquio che RF ha avuto con Emanuele Severino: una semplice e modestissima traccia, all’interno di un solco ben più profondo rintracciabile sul campo di battaglia comunemente chiamato filosofia, e impresso da una delle voci più raffinate del Novecento.

Intervista di Andrea Cimarelli e Saverio Mariani

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Colloquio con Rocco Ronchi

L’immanenza assoluta è il titolo del XIV Ritiro Filosofico che si svolgerà dal 30 settembre al 2 ottobre, sotto la tua direzione. Il titolo scelto riporta alla mente alcune delle più forti tesi deleuziane (basti ricordare l’ultimo suo scritto). Al ritiro affronteremo il pensiero di Bergson, Cusano, Whitehead, Gentile, Aristotele e Plotino. Visto anche l’interesse che hai per Deleuze, come mostrato dal tuo ultimo libro proprio sull’eredità del pensatore francese, in che rapporto è Deleuze con questi pensatori? Dove si posiziona?

Di Bergson, come è noto, Deleuze è stato uno dei maggiori esegeti. A lui si deve la rinascita del pensiero bergsoniano che la cosiddetta generazione filosofica francese delle tre H (Hegel, Husserl, Heidegger) aveva confinato nella soffitta del pensiero. Deleuze, in un certo senso, esordisce come filosofo autonomo sotto il segno di Bergson. La definizione di molteplicità di compenetrazione che si trova nel  celebre saggio del 1964, Il bergsonismo, potrebbe essere assunta come sintesi efficace di tutto il pensiero di Deleuze. Cusano è ben conosciuto da Deleuze ed è una delle fonti dichiarate di Differenza e ripetizione. Nozioni come quella di complicazione/esplicazione o different/ziazione sono integralmente cusaniane. Whitehead è stata una passione segreta e antica di Deleuze. La sua ammirazione per il filosofo inglese è immensa ed è dovuta alla mediazione di Jean Wahl che, per primo, aveva introdotto Whitehead e James (altro filosofo molto amato da Deleuze) nel dibattito francese.  Aristotele e Plotino sono invece i due estremi della costellazione greca-classica, secondo Deleuze. Se Aristotele è l’addomesticatore della differenza, che integra nel concetto, Plotino anticipa il gesto rivoluzionario che sarà poi di Spinoza: ne fa il fondamento del processo. L’Uno plotiniano è differenza in atto, sebbene il contesto complessivo della sua metafisica sia ancora per Deleuze viziato dal primato dell’emanazione e dell’eminenza (io non sono d’accordo su questo con Deleuze). Di Gentile, ovviamente, non c’è traccia. Gentile è ancora oggi un perfetto sconosciuto in terra francese. Un fatto senz’altro curioso, perché per molti aspetti il suo attualismo immanentista è il pensiero più prossimo a quello deleuziano. Continue Reading

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