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Reichenbach: l’anti-Spinoza

Introduzione.
Lo sviluppo del razionalismo moderno è culminato nel grande movimento intellettuale e filosofico che è stato l’Illuminismo. Alla base di questo movimento, come ha mostrato in modo eccellente Jonathan Israel1, ritroviamo tutta quella tradizione filosofica che ha visto nell’unità di principio e causa, il fondamento della realtà e del mondo.
Secondo Israel, infatti, è soprattutto con Spinoza che il razionalismo (inteso come coincidenza di Dio e Natura, di principio e causa) ha trovato il suo cardine e fulcro centrale. Spinoza, insomma, è il cristallo puro del razionalismo deterministico che ha contrassegnato la seconda parte della modernità e quindi la grande rivoluzione – estesa nei secoli – della scienza moderna.
Israel esalta questa concezione del mondo e della scienza. Hans Reichenbach, invece, sarebbe d’accordo con Israel nel definire Spinoza come il massimo e più radicale esponente del razionalismo deterministico, ma affermerebbe qualcosa di diverso in sede di conclusioni. In questo testo tenterò di illustrare rapidamente le idee del filosofo tedesco di origine ebraiche Hans Reichenbach – riassunte in un suo ottimo libro, La nascita della filosofia scientifica 2 -, in opposizione stretta a quella di un altro filosofo di origine ebraica, Baruch Spinoza. Questo tentativo sarà svolto per mezzo dell’analisi del testo sopra citato, e con la consapevolezza che Reichenbach (1891-1953) ha potuto percorrere quella fase storica in cui la scienza fisica e la meccanica vennero stravolte, per mezzo di scoperte sensazionali sul piano – soprattutto – del mondo subatomico. Cosa che a Spinoza, per ovvi motivi cronologici, non fu possibile sapere.

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  1. J. Israel, Radical Enlightment, Oxford University Press. 

  2. H. Reichenbach, La nascita della filosofia scientifica, Il Mulino, Bologna, 1961. 

Il senso di RF per il 2014

Vogliamo iniziare il nuovo anno con uno speciale augurio a tutti i nostri lettori ricordando loro il senso della nostra esperienza intellettuale. Lo facciamo attraverso le parole di uno dei grandi filosofi della modernità, David Hume, il quale, celebre anche per la sua tranquillità ed imperturbabilità scaturita da prove durissime, chiuse con le seguenti parole la sua Storia naturale della religione: “Tutto è un punto interrogativo, un enigma, un mistero inesplicabile. Dubbio, incertezza, sospensione di giudizio sembrano l’unico punto di approdo della nostra più accurata ricerca in proposito. Ma la ragione umana è tanto debole, la suggestione delle opinioni tanto irresistibile che è molto difficile perfino mantenere questo cauto dubbio. Noi, per conto nostro, non vogliamo ampliare il nostro orizzonte e, opponendo una specie di superstizione all’altra, le lasceremo contendere; intanto, mentre dura la loro furiosa contesa, noi troveremo felicemente rifugio nelle serene, anche se poco note, regioni della filosofia”.

La quadruplice radice di Schopenhauer

La scorsa settimana dal 15 al 16 novembre, si è tenuto a Naumburg, un centro non lontano da Lipsia in Germania, un convegno internazionale per l’anniversario della pubblicazione della Quadruplice radice del principio di ragion sufficiente di Arthur Schopenhauer. “Nichts ist ohne Grund warum es sey” il titolo, ovvero “nulla esiste senza ragione”, così come si potrebbe tradurre il celebre principio wolfiano-leibniziano utilizzato e discusso dal filosofo tedesco nella sua Dissertazione di dottorato presentata 200 anni fa all’Università di Jena. La Schopenhauer Gesellschaft ha voluto giustamente ricordare l’avvenimento organizzando due giorni di lavoro nella piccola cittadina sassone sede, accanto alla storica Nietzsche-Haus, del sobrio centro di documentazione dedicato al filosofo dello Zarathustra.

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