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Alla Fiera del libro di Francoforte.

La Buchmesse di Francoforte, la fiera del libro più grande del mondo, si è svolta quest’anno dal 10 al 14 ottobre. Cominciata nel XV secolo, già nel 1574 veniva descritta in questo modo: «La quantità di libri antichi e moderni che si trovavano era indescrivibile. Sembra una fiera nelle fiere che poteva ben dirsi delle Muse. Gli stessi italiani dovevano rimanere stupiti: dovevano dubitare della propria superiorità nel chiedersi che cosa avrebbero saputo opporre di simile» (Henry Etienne, Encomium Nundinarum Francofordiensium). Lo stesso Giordano Bruno, come ricorda Anacleto Verrecchia nel suo libro sul filosofo nolano, fece stampare e mise in vendita due sue opere nella fiera del 1591, testi che costituirono, proprio per la pubblicità che ebbero, l’inizio della sua rovina.

Oggi la filosofia corre il rischio dell’indifferenza. Lo spazio espositivo a lei concesso è minimo ed è comunque circoscritto alle case editrici che la prevedono nel proprio catalogo. Questo a differenza della religione, che ha invece un proprio ambito tematico proprio, con decine di case editrici che pubblicano sia libri tradizionali che libri di spiritualità in genere. Proprio quest’ultima tendenza ha il richiamo più forte con scrittori che, in vere e proprie prediche all’interno degli stand, assicurano che i loro libri sapranno istruire i lettori su  come vivere in pace, con amore e nel pieno benessere psico-fisico (ovviamente a casa e sul posto di lavoro). Interessante e di grande pregio la sezione antiquariato, simpatica quella riservata ai bambini, vastissima quella dedicata al turismo. In crescita la presenza della Cina fresca del nobel per la letteratura.

L’Italia, come al solito, dà il meglio di sé con espositori indipendenti, soprattutto nell’ambito dell’editoria artistica. Lo stand ufficiale, promosso dall’Associazione Italiana Editori e dal Ministero dello Sviluppo economico, è una miscellanea di nomi più o meno noti con tante case editrici cattoliche. Migliore l’allestimento della Libreria Vaticana con uno stand, posto vicino a quello italiano, curato, sobrio e attraente. Ospite di quest’anno la Nuova Zelanda.

Tantissimi, come al solito, i visitatori accorsi nelle giornate di sabato e domenica (quelle aperte al pubblico) nella cornice di uno spazio fieristico vasto e funzionale. La città in questi giorni si muove attorno alla sua Fiera. Le piazze del centro e la grande arteria commerciale dello Zeil è animata da stand di vario tipo con venditori giunti da varie parti d’Europa. Di seguito il servizio fotografico di RF.

 

Popsophia. 1° festival del contemporaneo.

Segnalo che a Civitanova Marche (MC) partirà il prossimo 15-16-17 luglio il 1° Festival del Contemporaneo (http://www.popsophia.it/). Si svolgerà in 4 weekend consecutivi il primo dei quali dedicati alla Filosofia. Ospiti di spicco: Umberto Galimberti, Giulio Giorello e Umberto Curi.

La presentazione del weekend filosofico prende le mosse da un aforisma di Oscar Wilde: “Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze“.

Da cui la seguente riflessione:
Gioco, mente, parole. È un asse a tre quello attorno al quale ci invita a riflettere la Pop filosofia per definire l’indefinibile. Che cos’è la filosofia? O meglio, di cosa deve occuparsi oggi la filosofia per essere la forma del pensiero collettivo e contemporaneo. Finite le disquisizioni sull’essere, sul tempo, sulla definizione stessa di filosofia, cosa attira oggi l’attenzione degli intellettuali e dei pensatori? La filosofia è gioco e, come tale, è la ricerca di una soluzione lungo un passaggio ludico che coinvolge la mente e che si esplica nelle parole, nel linguaggio. È tempo di portare la battaglia filosofica nella ‘popular culture’, usando le armi migliori a disposizione della filosofia: dal pensiero critico alla decostruzione. Ma in modo inedito. È tempo di portare il confine della filosofia nella cultura di massa televisiva per prendere parte attiva alla loro trasformazione. Mutazione genetica della filosofia in pop filosofia. Perché la vera essenza delle cose è nella superficie“.

A leggere le premesse mi pare che i marchigiani si avventurino su un pericoloso piano inclinato. Se da un lato il Festival sembra perseguire la lodevole intenzione di dare ribalta al pensiero filosofico attraverso il confronto con la cultura contemporanea, il rischio è quello che, alla fine, il ragionamento filosofico rimanga schiacciato e relegato nello spazio di ars minor a cui gli stessi filosofi che vanno per la maggiore in Italia (tra cui lo stesso Giorello) sembrano rassegnarsi nel nome di quel pensiero relativista che pervade (per quanto ancora?) la cultura e la società odierna.

P.S.: I temi degli altri weekend saranno: fashion, fiction, futuro.

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