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Libertas philosophandi

Il 27 febbraio 2013, nella sede dell’Enciclopedia Italiana, è stato presentato l’ VIII volume dell’ Appendice della Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, dedicato alla filosofia.

Nell’introdurre la discussione, Giuliano Amato, presidente dell’Istituto, ha sottolineato come l’originaria intenzione dell’opera sia stata quella di chiarire qual è stato il contributo che la comunità nazionale italiana ha fornito all’idea di cultura policentrica, sull’ovvio presupposto per cui il pensiero italiano ha sempre avuto un’identità riconoscibile nel mondo delle idee e del pensiero.

Michele Ciliberto, direttore del volume, ha tracciato una panoramica delle questioni affrontate nella costruzione dell’opera. Ha chiarito, in particolare, che si è voluto evitare di assumere a criterio di selezione un’idea contemporanea di filosofia e dei suoi ambiti di ricerca; si è invece privilegiata un’impostazione storicizzata, includendo autori e concetti ritenuti filosoficamente  rilevanti per l’epoca in cui hanno vissuto ed operato.

Giuseppe Cambiano ha sottolineato come la periodizzazione sia importante proprio in periodi di crisi e di scarse certezze, pur nella consapevolezza per cui la divisione in epoche è chiaramente un costrutto storiografico relativizzabile e sostanzialmente ideologico. Per il volume presentato si è scelto di privilegiare le individualità: dal loro esame si comprende come la dimensione civile sia stato il connotato tipico della filosofia italiana (e questo spiega la frequente, tragica fine di molti filosofi italiani). I filosofi italiani hanno espresso in massimo grado l’aspirazione alla libertas philosophandi e la filosofia italiana non ha mai avuto connotati insulari, essendo invece caratterizzata da una marcata prospettiva cosmopolita. In questo senso, si può dire che la filosofia in Italia sia stato il terreno della della pluralità. Ciò ha comportato, in negativo, il mancato sviluppo di sistematizzazioni e metodologie particolarmente omogenee.

Emma Giammattei ha evidenziato come le tassonomie formino l’oggetto stesso di cui discutono e come il moralismo (nel suo senso più alto) sia il luogo concettuale in cui filosofia e letteratura si intercettano, giacché la filosofia si esprime con modelli e strumenti letterari. Ha citato una lettera di Leopardi del 1821 nella quale il poeta chiarisce che la necessità di una lingua filosofica ha come presupposto la  preventiva costruzione di una letteratura nazionale.

Filippo Mignini ha rilevato come il volume presentato non costituisce una storia statica della filosofia italiana ma rappresenta invece un contributo alla dinamica della filosofia italiana, con una particolare attenzione, dunque, alle categorie della complessità e della pluralità. Anche Mignini ha sottolineato il contributo imprescindibile della filosofia italiana alla formazione della coscienza nazionale, evidenziando dunque come la libertas philosophandi e la dimensione civile emergano come connotati tipici della riflessione filosofica italiana. Secondo Mignini, l’ulteriore connotato della filosofia italiana è il suo sostanziale carattere anticristiano (Machiavelli, Bruno, Galilei), cui si è contrapposta una parallela tradizione che ha tentato di esercitare il pensiero filosofico nell’ambito delle categorie cristiane, spesso invocando -dall’interno- una riforma della chiesa. Nel novecento, con l’avvento dei movimenti politici di massa, è però venuta meno la dimensione civile della riflessione filosofica italiana, forse perché questi stessi movimenti politici hanno depotenziato la radice anticristiana che ha sempre connotato il discorso filosofico italiano.

Infine, secondo Giuseppe Vacca, la costruzione di idea di nazione in Italia è stata, per secoli, una problematica puramente letteraria, e dunque anche il discorso politico -da cui la ricerca filosofica in Italia non ha mai perso il contatto- ha mantenuto per secoli un connotato prettamente letterario. Mentre in altre comunità nazionali la dialettica è sempre stata basata sul rapporto filosofia/scienza, in Italia i fuochi del discorso si sono imperniati sul rapporto filosofia/politica. Anche in tale prospettiva, dunque, risulta determinante il tema della libertas philosophandi.

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