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I due corni dell’orrore metafisico di Kolakowski

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Conosciuto come grande storico delle idee e dei movimenti religiosi del ‘600, Leszek Kolakowski (1927-2009) è anche filosofo dalle posizioni eccentriche, inizialmente marxista ma poi espulso dalle file del movimento per le sue tesi radicali (che poi finirono per diventare realtà, come l’approdo necessariamente staliniano del marxismo). Anche la sua metafisica, consegnata in un testo del 1988 dal titolo Orrore Metafisico, è semplice quanto radicale: l’idea cioè che con la nozione di perfetto, che ha sostituito quella di creazione, il pensiero greco fu il primo a scoprire nella filosofia una dimensione nullificante. Si tratta in altre parole di quella dimensione che da Parmenide fino a Spinoza, passando per il neoplatonismo di Damascio, giunge ad un Ultimo che coincide con l’ente posto al di là di qualsiasi concettualizzazione. Tale prospettiva ha sostituito tutte quelle mitologie poietiche e quelle religioni che si fondavano sul cruor dei, il sangue divino frutto di violenza, facente perno su una teologia che prefigura un Dio che ama talmente la sua creazione da offrirsi in sacrificio per salvare il mondo. Al suo posto, dopo il fallimento dell’Assoluto, il pensiero ha voluto fondare la nozione di Cogito dando vita però allo stesso medesimo risultato: l’orrore metafisico.

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“Essere o Non Essere”: non è questo il problema

Carmelo Bene mentre interpreta l’Amleto.

Nel mese di novembre del 2014, l’Università di Macerata ha organizzato un convegno interdisciplinare dal titolo “Assoluto e Relativo”. Molto apprezzabile mi è sembrato l’intento alla base dell’iniziativa: raccogliere tentativi di ragionamento in termini assoluti, e non assolutistici, per trovare risposte soddisfacenti alle derive relativiste della contemporaneità.

Fin dal primo intervento, si è proposta la domanda fondamentale: “che cosa compete all’assoluto, l’Essere o il Non Essere?” Come ha immediatamente fatto notare il professor Francesco Totaro nel suo intervento Assoluto, relativo, prospettiva, in Occidente è stato Parmenide a dettare la via, mettendo direttamente in bocca alla Verità queste parole:

Quale origine vuoi cercare? Come e donde il nascere? Dal Non Essere non ti permetterò né di dirlo né di pensarlo. Infatti non si può né dire né pensare ciò che non è1

Con Parmenide, allora, la metafisica occidentale assume un indirizzo chiaro nei riguardi della natura dell’assoluto: ciò che si afferma in maniera assoluta è l’Essere; il Non Essere è ciò che assolutamente viene negato. Anche Platone, pur essendo noto per il suo parricidio, rimane all’interno dell’ impostazione dettata da Parmenide per quel che riguarda la natura dell’assoluto. Nella dialettica dell’essere contenuta nella quinta tesi del Parmenide due sole sono le proposizioni certe: 1) l’essere dell’Essere che è (affermazione del puro Essere); 2) il non essere del Non Essere che non è (negazione del puro Non Essere)2.

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  1. Parmenide, Frammento 8. 

  2. M. Migliori, Dialettica e verità. Commentario filosofico al Parmenide, Vita e Pensiero, Milano 2000, pp. 477-478. 

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