Religione e morale nella filosofia di Pierre Charron

Pierre Charron1. Religione e filosofia nell’esistenza di Charron

Nato a Parigi nel 1541, Pierre Charron è la massima espressione del passaggio dalla turbolenza dottrinale della «fin de la siècle» alle prime riflessioni moderne sul rapporto tra religione e filosofia. La sua stessa esistenza è caratterizzata da un’eterna disputa tra il dover essere esteriore e l’essere interiore, tra ruolo sociale e spirito critico: da un lato gli studi giuridici a Orléans e a Bourges per diventare dottore in legge e la successiva ascesa sul terreno ecclesiastico da teologo a canonico della Chiesa di Bordeaux; dall’altro l’interesse per la filosofia, nato dagli insegnamenti della Sorbona e maturato in seguito grazie alla conoscenza di Michel de Montaigne.
La fase giuridico-teologica rappresenta il lato pragmatico di Charron: le tecniche persuasive e sofiste dell’avvocato non gli danno soddisfazioni sul piano giurisprudenziale, ma risultano essenziali per la sua carriera religiosa. Charron diventa in breve tempo un predicatore molto richiesto dai vertici del potere e un instancabile difensore del Cattolicesimo.
Nel tribunale in cui si trova a operare Charron si discute sulla vera religione e la parte lesa da difendere è il Cattolicesimo. Come emerge dal suo primo lavoro Les troiz veritez (1593) le arringhe di Charron non si basano sulla Scolastica, bensì sullo scetticismo: se, a causa della sua debolezza e limitazione dello spirito, l’uomo non può «conoscere e comprendere le cose create, finite, naturali, artificiali» di conseguenza fallisce ogni possibilità di comprendere la natura del Creatore.

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