L’uomo della torre che scuote l’America

Trump

L’America di Trump, questa sconosciuta. L’elezione del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti ha colto molti di sorpresa, sia in patria che soprattutto all’estero. Dopo un anno di mandato si può dire che Donald J. Trump non ha tradito se stesso, nel senso che non ha rinnegato le promesse elettorali, ma al contrario tutta la sua azione è stata volta a realizzarle, con alcune decisioni considerate “disruptive” dai media internazionali, come l’uscita dall’Accordo di Parigi sul clima, l’uscita dai negoziati per la TransPacific Partnership (TPP), la decisione di trasferire l’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, la volontà di denunciare l’accordo nucleare con l’Iran, etc.
L’esigenza è quindi di capire il personaggio Trump e soprattutto l’America (profonda) che lo ha portato alla Casa Bianca. Come ha detto recentemente il Ministro degli Esteri tedesco Gabriel alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, “ci rivolgiamo al nostro alleato tradizionale, ma ci sembra quasi di non riconoscerlo”.
Tre libri possono forse aiutare, se non a capire, quanto meno a gettare la luce sull’America di oggi. Si tratta di Ossessioni americane di Massimo Teodori, Collusione di Luke Harding, Fuoco e furia di Michael Wolff.

Ossessioni americane consente di dare profondità storica al fenomeno Trump. L’autore, che si conferma un fine conoscitore degli Stati Uniti, ripercorre alcuni filoni “carsici” della storia americana. Nativismo, populismo, isolazionismo sono praticamente nati con gli Stati Uniti e ne hanno attraversato la storia.
I primi nuclei della popolazione americana bianca nel ‘600 erano anglosassoni protestanti, chiamati naturalmente, secondo la visione “nativista”, a governare il Paese. L’America, che è un Paese di migranti, ha cominciato quindi molto presto a guardare con sospetto a coloro che provenivano da oltreoceano, prima bloccando l’emigrazione cinese e giapponese nella seconda metà del XIX secolo e poi (sviluppo che ci riguarda da vicino) quella degli Europei del sud (soprattutto italiani) dopo la prima guerra mondiale. La consapevolezza di essere un popolo “scelto” dal Signore, chiamato a colonizzare gli Stati Uniti secondo un “manifest destiny” permea la visione del mondo “nativista”, con un approccio che rasenta il razzismo.
Il populismo, come contrapposizione fra popolo e governo, è un elemento importante per capire alcuni fenomeni recenti, come i Tea Party. La polemica di Trump contro la “palude” di Washington (drain the swamp!) e la sua fascinazione per Andrew Jackson, il primo Presidente “populista” (cioè, uomo del popolo, alieno alle elites che fino ad allora avevano governato il Paese) hanno lo stesso “flavour”.
La prima guerra mondiale ha svolto un ruolo importante nel rilancio delle teorie isolazioniste. La partecipazione (riluttante) al conflitto aveva infatti per molti americani confermato ancora una volta come fosse preferibile rimanere al di fuori degli eventi europei. Ne seguì il rigetto della Società delle Nazioni e poi una politica isolazionista, che era stata aggravata dalla Grande Depressione. Nel 1940 era nato il comitato “America First” (termine poi ripreso dall’attuale Presidente) che era proprio volto a evitare l’ingresso nel nuovo conflitto mondiale e che era animato da alcuni personaggi di spicco, fra cui il magnate dell’automobile Henry Ford. L’autoritarismo e la fascinazione per l’uomo forte è l’ultimo filone che viene approfondito da Teodori. L’autore spiega fra l’altro le ragioni per cui Charles Lindbergh, famoso per aver compiuto la prima trasvolata dell’Atlantico, sia diventato durante la seconda guerra mondiale un sostenitore di Hitler e del nazismo. Dopo aver descritto “il lato oscuro degli Stati Uniti”, Teodori conclude ricordando che la democrazia americana è fatta di “checks and balances” e che la figura del Presidente, per quanto importante, deve confrontarsi con altri centri di potere e responsabilità (e quanto avvenuto nel primo anno della Presidenza Trump senza dubbio lo conferma). Non vi è dubbio pertanto che gli Stati Uniti continueranno a restare un bastione della libertà e della democrazia.

Con Collusion e Fire and fury entriamo invece nell’attualità.

Il primo, scritto da un giornalista britannico (già corrispondente del Guardian a Mosca) tenta di far luce su una questione fondamentale e cioè se l’ingerenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016  considerata oramai a Washington un fatto acquisito (soprattutto dopo la messa in stato d’accusa da parte del procuratore speciale del FBI Mueller di tre società e tredici cittadini russi) sia avvenuta o meno in collusione con la squadra del candidato che è stato poi eletto presidente. In oltre 300 pagine molto scorrevoli, Luke Harding scandaglia tutte le ipotesi, ma non riesce evidentemente a fornire elementi conclusivi.

Fire and fury è invece la storia dei primi nove mesi della Presidenza Trump scritti dall’interno, ovvero da un giornalista già noto per altri libri scandalistici (come una biografia molto discussa di Rupert Murdoch), che si era letteralmente infiltrato nella West Wing e aveva potuto parlare con tutti i protagonisti dei primi mesi della Presidenza. Il quadro che ne esce è impietoso e non a caso il libro è stato oggetto di duri attacchi da parte del Presidente, che ha negato la ricostruzione e di aver mai incontrato Wolff. Il libro ha contribuito inoltre alla caduta in disgrazia di Stephen Bannon, il quale è stato allontanato dalla Casa Bianca anche per alcune affermazioni (mai smentite) contenute nel libro, riguardanti soprattutto il genero del Presidente e la First Daughter. Emblematica la foto in quarta di copertina: accanto al Presidente nello Studio Ovale ci sono il Capo di Gabinetto Reince Priebus, il Vice Presidente Pence, Stephen Bannon, il portavoce Sean Spicer e il National Security Advisor Michael Flynn. Tutti, salvo il VP, non sono più oggi alla Casa Bianca.

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  • Massimo Teodori, Ossessioni americane. Storia del lato oscuro degli Stati Uniti, Marsilio, 2017.
  • Luke Harding, Collusion: Secret Meetings, Dirty Money, and How Russia Helped Donald Trump Win, Vintage, 2017 (Trad. it.: Collusion. Come la Russia ha aiutato Trump a conquistare la Casa Bianca, Mondadori, 2017).
  • Michael Wolff, Fire and Fury. Inside the Trump White House, Henry Holt and Co., 2018.

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