La filosofia prima, durante e dopo il linguaggio

Dopo aver introdotto le nostre prossime uscite settimanali della domenica, presentiamo oggi l’argomento generale del 2019: il linguaggio. Ad esso dedicheremo il ritiro filosofico annuale, fulcro e culmine di tutta la nostra attività, ed il prossimo call for papers in imminente uscita.

 

Dire che cosa sia la filosofia è impresa talmente difficile che a ragione essa è stata spesso personificata da quel viaggiatore di nome Odisseo che aveva Sisifo come padre, ovvero uno che trasportava massi sulle cime che finivano poi sempre per rotolare di nuovo a valle. La filosofia riunisce il distruggere e il costruire, la superficialità e la profondità, la teoria e la prassi, l’osservazione e l’astrazione, tanto che ogni filosofo ne ha dato una definizione diversa: un mostro dalle mille teste insomma, come diceva Schopenhauer. A vedere certuni (per opposizione) verrebbe da dire che essa è questione di stile e di gusto; a sentirne altri che essa abbia a che fare con il silenzio e la circospezione. Della filosofia è più facile dire ciò che essa non è piuttosto dire ciò che essa è: ma così si rimanda il problema. Pretendere di dire una parola filosofica è sempre un rischio, non foss’altro per il fatto che dal filosofo ci si aspetta sempre qualcosa di più dell’ordinario. Inutile spiattellare quei proclami antipatici sul suo primato rispetto alle altre scienze: «La filosofia è filosofia; niente di più e niente di meno» – scrive Heidegger (uno poi che non si era nemmeno risparmiato in dichiarazioni sulla sua superiorità) in quanto essa è «l’unica sapiente garanzia dell’essenziale dispiegarsi della verità e perciò talmente reale che non ha bisogno nemmeno di una efficacia»1. A queste parole poteva rispondere Adorno secondo il quale l’unico compito rimasto alla filosofia era la critica di se stessa e che semmai, unica cosa certa, rimaneva il kantiano imparare a filosofare. Certo, mai come oggi la filosofia, come osservava Nietzsche, si trova male di fronte al sapere: «la scienza prospera e i più dotti tra noi sono prossimi a scoprire che sanno troppo poco»2 traendone la conclusione che i filosofi avrebbero dovuto essere piuttosto dei bravi ballerini: il che significa degli individui che si muovono in modo agile rispetto al contesto.

Dopo dieci anni dalla sua nascita, rimane questa la pretesa di RF e per tale motivo i suoi redattori risistemano (ahi, la volontà di sistema, il peccato originale del filosofo) i contenuti del proprio sito non solo per una maggiore chiarezza e riconoscibilità della propria proposta ma anche per ampliare gli orizzonti della propria attività. Gli appuntamenti settimanali che abbiamo presentato (dalla politica all’ontologia, dagli esperimenti mentali allo studio dei testi classici) non sono stati scelti a caso in quanto, oltre ad essere già patrimonio di RF, corrispondono all’offerta complessiva: proporre la filosofia in modo divulgativo, profondo e accurato, mai però superficiale o pedante. Non facciamo mistero di aumentare le nostre uscite sia attraverso dialoghi, recensioni e scritti vari, sia con i call for papers. Quello sull’individuo è stato un successo che nemmeno noi ci aspettavamo tanto che abbiamo pensato di riunire gli articoli ricevuti e pubblicati in un e-book che che metteremo a disposizione di tutti su questo sito. Nel nuovo anno abbiamo pensato di farne uno sul linguaggio, tema di fondo a cui dedicheremo le nostre riflessioni. Linguaggio è anzitutto logos, prima parola della filosofia, suo strumento imprescindibile e luogo in cui si disputa sulla natura dell’uomo. Ogni epoca storica, ogni pensatore, ha avuto la sua dottrina del linguaggio fino alla filosofia del novecento che, facendone il tema principale, si è spinta fino a dichiarare il linguaggio casa dell’essere. Speriamo dunque in una numerosa partecipazione: le novità del prossimo CFP saranno diverse come specificato nel post che pubblicheremo in settimana. Un altro RF Students per ragazzi e ragazze del Liceo è poi previsto in primavera, stagione dell’anno che nel dipinto del Botticelli che abbiamo scelto come immagine di questo articolo è metafora e stimolo per fare filosofia a favore dei più giovani. Poi, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, l’annuale ritiro filosofico (il XVII) che sarà dedicato al linguaggio nella prospettiva ferrea dell’episteme severiniana. Prepariamoci.

Per ora, nel tempo in cui, come ricorda ancora Nietzsche, ognuno si permette di esprimere il suo augurio, anche noi vogliamo farne uno: pensare attraverso i grandi del pensiero e identificarsi in ciò che meglio e con più piacere si riesce a fare al mondo. Senza toni ideologici (quelli ne rappresenterebbero una smentita), senza giustificazionismi. Il resto verrà da sé. Oggi che assistiamo, dopo la pubblicazione dei Quaderni Neri, alla smobilitazione dei suoi sostenitori, ci piace ancora citare Heidegger, pensatore che non è mai stato nostro punto di riferimento ma di cui riconosciamo la grandezza speculativa: «Dunque che cos’è che si deve fare? Quello che tu già da sempre avresti dovuto fare: esercita inesorabilmente il semplice mestiere di interpretare i grandi pensatori, e l’abitudine al lungo pensare, e pensa a tua volta – in segreto – ciò che per te è più di tutto necessario»3. E con questo facciamo a tutti i nostri auguri di buon anno.

 

 


  1. M. Heidegger, Riflessioni, II-VI (Quaderni Neri, 1931-1938), Boringhieri, Milano, 2015, pp.613-614 

  2. F. Nietzsche, La gaia scienza, Libro quinto, 381. Per la questione della comprensibilità 

  3. M. Heidegger, op.cit., p.511 

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