Teste scadenti.

Alcune sere fa, un ex ministro della repubblica salmodiava alla radio circa il futuro dell’universo mondo con granitica sicumera. Ovviamente, tanti anni di pubblica responsabilità non gli avevano lasciato il tempo di avvedersi che il mondo aveva preso tutt’altra direzione. Ma quello che più impressionava era in realtà la povertà terminologica e lessicale, e un misero vocabolario inchiodato a maldigeriti concetti ottocenteschi. Ci è allora venuta in mente la definizione di “teste scadenti” (“Die schlechten Köpfe“) che un grande pensatore ha mirabilmente scolpito ormai due secoli fa: «Le teste scadenti non sono tali soltanto per il fatto di giudicare falsamente; lo sono innanzitutto per la vaghezza di tutto quanto il loro pensiero, che è paragonabile al guardare attraverso un cannocchiale cattivo, nel quale tutti i contorni appaiono indistinti e come cancellati, e i diversi oggetti si confondono tra loro. L’esigenza della perspicuità dei concetti queste teste nemmeno se la pongono: si arrangiano con un chiaroscuro, per acquietarsi nel quale danno volentieri piglio a certe parole, specialmente quelle che designano concetti indeterminati, molto astratti ecc. Spargono fiduciosamente intorno a sé, a piene mani, siffatte parole, credendo che esse esprimano pensieri. Questo incredibile appagarsi delle parole è per le teste scadenti assolutamente caratteristico (…)».

Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Supplementi al Libro I, cap. 15.

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La politica si fonda sul consenso. Il consenso è un concetto ‘quantitativo’, non ‘qualitativo’ : si basa sui numeri, sui voti. In estrema sintesi il politico non ha interesse ad una trattazione approfondita di qualunque questione gli venga sottoposta, egli deve, con le sue parole, raggiungere il maggior numero possibile di una indistinta folla composta per lo più da semianalfabeti. L’utilizzo di un linguaggio ricco e variegato suonerebbe alle orecchie dei suoi ascoltatori come certe arie della musica classica : noioso e indecifrabile. Invece il suo pubblico apprezza la ‘sensazione’ che quel discorso emana : probabilmente il vuoto della banalità, pronunciato con convinzione, esprime sicurezza, certezza nell’azione politica e ribadisce quei miseri, cenciosi luoghi comuni che ogni giorno sono dogmi nei bar, nelle parrucchierie e nei mercati.

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