Category Archives: Esperimenti mentali

Gige e l’anello dell’ingiustizia

Il mito dell’anello di Gige, da equiparare ad un vero e proprio esperimento mentale, si trova all’inizio del secondo libro della Repubblica di Platone. Il tema, accesissimo fin dal libro precedente, è quello della giustizia. Socrate, di ritorno dal Pireo dove aveva partecipato ad una processione religiosa, viene fermato da alcuni amici i quali gli comunicano senza mezzi termini che, a meno che egli non sia più forte di tutti loro, dovrà rinunciare a tornare in città. Contro la sua volontà, Socrate è così costretto a fermarsi e a subire la discussione, chiaro indice di riluttanza ad affrontare un tema delicato, forse insolubile. Del resto egli è il primo a riconoscere, come farà nell’Apologia di Socrate, che non sarebbe riuscito ad arrivare alla sua età se avesse fatto vita politica schierandosi sempre dalla parte del giusto.

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Il coniglio gavagai e l’improbabile compito della traduzione

Se c’è una tradizione di pensiero a cui dev’essere attribuita la fortuna degli esperimenti mentali, questa è sicuramente la filosofia analitica. Fin dalla sua nascita, essa si caratterizza per l’uso abbondante di casi ed altri esempi controfattuali grazie ai quali dimostrare le sue teorie. Uno dei più famosi è l’esperimento della traduzione radicale, riguardante il problema della comprensibilità degli enunciati linguistici. Formulato dal filosofo americano Willard van Orman Quine (1908-2000) nel testo Parola e oggetto pubblicato nel 1960, l’esperimento mentale prende in esame la questione relativa alle modalità con le quali le espressioni linguistiche ricevono determinati significati. L’ipotesi dell’incontro tra due individui che non conoscono la lingua dell’altro, dimostra, secondo il suo autore, che i significati non possono e non devono essere presupposti: la conseguenza di ciò è che le frasi pronunciate in una lingua diversa da quella a cui apparteniamo, non sono né traducibili né tantomeno comprensibili. Anche perché, come diceva un altro esponente della filosofia analitica, Hilary Putman, i significati non sono nella testa: la conseguenza è la distruzione del procedimento logico che trasforma le rappresentazioni in concetti.

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Il peso più grande e la solitudine dalle sette pelli

La dottrina dell’eterno ritorno di Nietzsche conosce diverse formulazioni e numerosi ripensamenti. Basti pensare alla domanda contenuta in Al di là del bene e del male quando egli si chiede se quel pensiero non fosse per caso un circulus vitiosus deus: comunque la s’intenda, rimane che per Nietzsche la dottrina dell’eterno ritorno stabilisce in modo nuovo l’essenza della religione delle anime libere e serene ed in questo senso essa è concezione radicalmente anticristiana. Non entriamo nella discussione se l’eterno ritorno sia considerato da Nietzsche una fede (così come vuole Heidegger) oppure un aspetto teoretico necessario del suo pensiero (secondo l’interpretazione di Severino). Quello che ci importa mettere oggi in evidenza sono soltanto alcuni aspetti problematici di questa visione che continua a rimanere una sorta di rimosso, esperimento mentale che mette in crisi una delle più solide acquisizioni del pensiero occidentale, quella relativa al concetto di tempo, su cui è fondato ogni altro aspetto dell’esistenza dell’uomo.

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Genius malignus and Friends

Apparenza o realtà? Falsa illusione o vera conoscenza? Sogno o son desto? Interrogativi vecchi quanto il mondo che hanno alimentato la filosofia fin dal suo nascere. A rappresentarli per tutti è l’esperimento mentale principe in materia, quello di Cartesio e del suo genio maligno, che crea immagini e percezioni ingannevoli per indurlo alla credulità del mondo che gli sta attorno. L’esperimento di Cartesio non è stato il primo così come non è stato e non sarà l’ultimo. Fin dall’antichità, il problema della conoscenza vera attraverso gli esperimenti mentali ha conosciuto in letteratura degli esempi che somigliano molto a quello del filosofo francese. In epoca moderna poi, a seguito dello sviluppo delle tecnologie e delle simulazioni computerizzate, i casi e le ipotesi teoriche si sono moltiplicate tra gli studiosi di filosofia fino ad estendersi all’ambito della fiction contemporanea.  Per tutti ci sono premesse e obiezioni che vale la pena ricordare.

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La grotta di Posillipo, molto più di un esperimento mentale

Le caverne sembrano essere un luogo particolarmente adatto per comunicare i significati più profondi della filosofia. Con la mente a Platone e al suo celebre mito, Schopenhauer deve aver pensato questo nel momento in cui si accingeva a riformulare per l’ennesima volta quel suo unico pensiero attorno al quale si espandono in modo organico i suoi scritti. Del resto, metafore, esempi, similitudini sono strumenti per lui consueti: nel Mondo come volontà e rappresentazione se ne contano a decine soprattutto nel secondo volume, quello redatto durante la sua permanenza a Francoforte, sede di una delle più importanti università naturalistiche della Germania. Dai porcospini per spiegare i rapporti tra gli uomini a quelle tratte dal mondo della finanza per illustrare il funzionamento della rappresentazione, le metafore sono utilizzate per gli argomenti più vari. A volte egli vi fa ricorso anche per comunicare l’importanza del suo contributo alla filosofia, come nel caso dell’analogia con Lavoisier: come quest’ultimo, scindendo l’acqua in idrogeno e ossigeno, aveva dato vita ad una nuova era della fisica e della chimica, così Schopenhauer, dividendo il corpo in volontà e rappresentazione, aveva inaugurato una nuova metafisica. Con la grotta di Posillipo, un tunnel di oltre settecento metri nel cuore di Napoli (nota anche come grotta di Virgilio), Schopenhauer aggiunge il ricorso ad un’esperienza di grande suggestione per fare riferimento alla volontà, principio monistico della sua filosofia.

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L’Antigone di Hegel,il femminile tragico e ironico. Anzi,criminale

In uno dei testi più noti della letteratura occidentale, Sofocle racconta la vicenda di Antigone che, per seppellire il cadavere di suo fratello Polinice caduto nella guerra voluta da Creonte, contravviene alla legge dello Stato che vietava gli onori funebri a chi avesse infranto le sue leggi. Per tal motivo, l’episodio è diventato paradigmatico del rapporto spesso conflittuale tra l’adesione alla legge divina e l’obbedienza alla legge civile con la protagonista che dopo essere stata condannata, finirà per togliersi la vita. Figura centrale della tragedia che porta il suo nome, Antigone ha ispirato filosofi come Schelling, Kierkegaard, Heidegger e Derrida ma l’interpretazione più nota è stata quella di Hegel che ha utilizzato il personaggio come strumento di un lungo esperimento mentale per mettere alla prova non solo la relazione tra legge divina e legge umana ma anche quella tra il singolo e la comunità finanche quella tra maschio e femmina. Lo scenario controfattuale, che giustifica l’inserimento dell’allegoria nella galleria degli esperimenti mentali, è costituito dalla lunga serie di conseguenze che si producono a seguito della scelta di Antigone. Come sempre, quando si tratta del filosofo dell’idealismo assoluto, le vie attraverso le quali si realizza il risultato finale non sono affatto scontate anche perché Hegel finisce per utilizzare l’eroina greca per dare una certa immagine della donna che è stata poi oggetto di radicale contestazione da parte di alcune correnti della filosofia contemporanea.
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Tu chiamali se vuoi esperimenti filosofici mentali

Quante volte nella vita di ogni giorno utilizziamo esempi, immagini, metafore per rendere più chiari pensieri la cui spiegazione sarebbe altrimenti prolissa e faticosa? Allo stesso modo, fin dalle sue origini, la filosofia ha fatto uso di tali strumenti per formulare e dare risposta ai problemi metafisici e concettuali nei quali è riposta la sua natura. È stata proprio la filosofia greca ad incominciare tale prassi utilizzando quel mito che aveva fino ad allora nutrito la religione. Da quel momento, non è esistito filosofo che non sia ricorso almeno per una volta nella sua produzione scritta e orale a tali figure retoriche (chiamate anche con il nome di paradossi, experimenta crucis, allegorie, studio di casi, ipotesi). L’ultimo nome per designarle (oggi di moda) è quello di esperimenti filosofici mentali per i quali si sono spesso tuttavia intesi, soprattutto a causa della filosofia analitica, casi estremamente specifici e tecnici. Ogni terza domenica del mese, RF dedicherà a loro una serie (in qualsiasi modo essi si vogliano chiamare) non solo per comprendere i contesti da cui sono scaturiti e i problemi teorici ad essi sottesi ma anche come esercizio filosofico utile per imparare a pensare.

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