Category Archives: CFP

Ipotesi sulla natura ideologica del linguaggio

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Il linguaggio dispiega un’essenziale dimensione politica; ciò non è dovuto a un suo «successivo» impiego in specifiche prassi storiche o determinati «giochi linguistici», bensì alla sua stessa natura di linguaggio, ovvero al suo potere di «obbligare a dire» (R. Barthes), al fatto che esso impone immediatamente un determinato e storico accesso al mondo. Il contributo si propone così di affrontare la dimensione «ideologica» inerente al linguaggio a partire da Marx e Marcuse; attraverso il riferimento all’Ideologia tedesca, si ricostruirà la problematica classica del linguaggio ideologico (ovvero la sua natura marxianamente «teologica», la sua affermazione dell’idea come separata dal mondo della produzione), mentre grazie a L’uomo a una dimensione sarà possibile individuare la sua insidiosa metamorfosi nell’esatto linguaggio di «amministrazione del mondo».
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Emil Cioran, il linguaggio dell’apolide metafisico

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Il linguaggio, nella storia della filosofia, non è mai un mero strumento di comunicazione, ma il corpo stesso di un pensiero. Lo scopo di questo articolo è mostrare che la scelta di uno stile, lungi dall’essere puramente casuale, implica già l’assunzione di una determinata visione della realtà. In particolare, ci concentreremo su un autore che ha elevato l’aforisma ed il frammento a cifra dell’epoca contemporanea: Emil Cioran. Il filosofo rumeno, che ha abbandonato la sua terra natale per espatriare in Francia senza prendere la cittadinanza, ha ritrovato nella sua condizione di apolide la postazione ideale per vedere la realtà storica dal più lucido punto di vista: come un’artificiosa messinscena che cela la sua profonda vacuità. La discontinuità dell’aforisma, il suo andamento frammentario, mostra il fondo reale che si cela dietro ogni forma di identità e definizione, dischiudendo il vuoto metafisico che sorregge le utopiche nozioni di assoluto e verità.
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Pubblicazione Papers sul Linguaggio e Ritiro filosofico annuale

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Inizierà domenica 14 luglio la pubblicazione dei sei articoli ricevuti a seguito del CFP sul linguaggio. I contributi, di cui ringraziamo gli autori, sono stati tutti giudicati degni di pubblicazione nel nostro sito ed essi ci aiuteranno a fare luce su alcuni aspetti della tematica scelta la quale, ricordiamo, sarà oggetto del ritiro filosofico annuale.
A questo proposito, possiamo annunciare fin d’ora che il ritiro si svolgerà sabato 21 e domenica 22 settembre ed avrà come relatore principale il filosofo e docente universitario Aldo Stella. Tema del ritiro sarà il rapporto tra pensiero e linguaggio alla luce di alcuni concetti fondamentali della filosofia di Emanuele Severino: il programma completo delle due giornate e il percorso di riflessione che sarà svolto, insieme alle modalità di partecipazione al ritiro, saranno resi noti nei prossimi giorni.

 

Photo by Janko Ferlič on Unsplash

Call for Papers 2019: Il linguaggio nella storia della filosofia

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Scopo del Call for Papers 2019 di Ritiri Filosofici è promuovere una riflessione sulla natura del linguaggio che tenga conto delle implicazioni logiche, ontologiche, etiche e politiche che da essa derivano. Considerata la tematica generale del presente CFP, gli scritti potranno prendere in esame singoli pensatori della storia della filosofia occidentale o specifiche tradizioni filosofiche che hanno fornito un contributo significativo all’argomento. “I problemi filosofici nascono quando il linguaggio va in vacanza”: oggi che il linguaggio oltre alle vacanze si è preso anche le licenze, i problemi filosofici evocati dalla celebre frase di Wittgenstein sembrerebbero diventati insormontabili. Il CFP vuole in tal modo ripercorrere le tappe che hanno segnato l’evoluzione del linguaggio nel corso della storia della filosofia per capire in che modo saranno delineati gli scenari futuri.

Gli articoli, in formato word e in formato pdf, dovranno essere inviati all’indirizzo email ritirifilosofici@gmail.com e avere una lunghezza massima di sedicimila (16.000) caratteri spazi inclusi e note a piè di pagina. Lo scritto dovrà essere preceduto da un abstract iniziale senza note a piè di pagina non inferiore a 800 e non superiore a 1000 caratteri spazi inclusi. Lo scritto dovrà essere altresì suddiviso in paragrafi. Sono ammessi testi in lingua italiana, inglese, tedesca e francese.

La scadenza ultima per l’invio dei contributi è il 30 aprile 2019.

Il comitato di redazione di RF avrà il compito di esaminare gli scritti pervenuti riservandosi il diritto di scegliere i titoli e le foto che accompagneranno le pubblicazioni in questo sito.

All’autore del miglior articolo, scelto con giudizio del comitato di redazione, verrà riconosciuta la partecipazione gratuita al prossimo ritiro filosofico. I criteri di valutazione saranno le premesse argomentative, lo sviluppo logico, la congruenza rispetto al tema, le conclusioni, la letteratura critica e la corretta redazione del testo.

Inviando uno scritto, l’autore sottintende che il testo non è stato pubblicato in precedenza in nessun’altra sede e che non è oggetto di considerazione da parte di alcun’altra rivista. In caso di pubblicazione, l’autore è tenuto a rinunciare ai diritti.

 

(In copertina: foto di Patrick Tomasso su Unsplash)

L’individuo eterno nella Volontà schopenhaueriana (II)

Pubblichiamo la seconda parte della lezione tenuta da Maurizio Morini al Museo Nazionale Goethe di Weimar lo scorso 29 settembre. Il filosofo del Wille nasconde un’insospettabile affermazione in merito al destino dell’individuo.

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«L’Io e l’Egoismo sono una cosa sola»: Schopenhauer e la questione dell’identità individuale (I)

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Pubblichiamo la prima parte della lezione magistrale tenuta ieri dal nostro Maurizio Morini nella sala conferenze del Museo Nazionale Goethe di Weimar in Germania. La lezione, svoltasi in lingua tedesca con il titolo Ein Ich und Egoismus sind Eins: Schopenhauer über die Frage der individuelle Identität, è durata oltre cinquanta minuti ed ha inteso mettere a fuoco il tema della soggettività individuale nell’ambito di un programma dedicato ai rapporti tra Goethe e Schopenhauer. Il convegno, dal titolo Ob nicht Natur zuletzt sich doch ergründe…?, che si conclude oggi dopo tre giorni di lavori, è stato organizzato dalle Gesellschaft dedicate ai due grandi pensatori ed ha visto la partecipazione di un’ottantina di persone tra docenti, ricercatori e studiosi di vario genere. La seconda parte dell’intervento sarà pubblicata la prossima settimana.

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Spinoza, l’individuo che vive nell’eternità (II)

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Come premessa necessaria allo sviluppo del discorso avviato la scorsa settimana, bisogna ricordare che la nozione di individuo in Spinoza non è riferita alla mente, in quanto la mente è un modo del pensiero che non ha nulla in comune con l’estensione e non può quindi essere costituita da corpi: se l’individuo coincide con un corpo (per sua natura composto), questo a sua volta costituisce una cosa singola che si identifica di fatto con corpi e cose singolari. Tuttavia la distinzione che abbiamo visto tra esistenza singola di un corpo in atto ed essenza del corpo ha la sua necessaria corrispondenza sulla dottrina della mente in cui l’eternità trova fondamento nell’amor dei intellectualis.

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Quel rapporto chiamato corpo che genera l’individuo (I)

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Continuiamo il nostro viaggio nel concetto di individuo con un classico: Baruch Spinoza. Il tema è stato ampiamente indagato dalla letteratura critica sia da un punto di vista ontologico che politico. Noi ci soffermeremo maggiormente sugli aspetti genetici: comprendere il suo pensiero in proposito infatti impone di seguire in modo puntuale tutti i passaggi con i quali egli costruisce la sua dottrina. In due puntate, vedremo come Spinoza affronta la questione con l’ottica dello scienziato-filosofo animato dall’intenzione di descrivere la cosa così come si sviluppa a partire dall’unica sostanza che egli chiama Dio o Natura. Se in questo senso è stato detto che egli ha generato Dio (Borges), altrettanto può dirsi per quel genere di individuo chiamato uomo la cui essenza richiama per definizione quella di eternità: una prospettiva che, dopo quattro secoli, deve ancora essere ascoltata e assimilata in modo adeguato.

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Dal Dio assoluto l’origine dell’individuo moderno

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In questo contributo cercheremo di mostrare come la genesi della filosofia moderna, fondata sull’affermazione del concetto d’individuo, sia da ricondurre a un previo riconoscimento teologico del soggetto (Dio e l’uomo – l’uno dinanzi all’altro) e della sua autonomia. Per far questo, procederemo in due momenti. In primo luogo, sottolineremo come nella tarda Scolastica l’interesse della teologia si sposti progressivamente dalla ricerca dell’ordo (la potentia Dei si configura come ordinata) al riconoscimento del ruolo e della centralità della voluntas (per cui la potentia Dei diviene absoluta). In un secondo momento, evidenzieremo come la domanda sull’individuo (“chi è l’uomo?”) debba i suoi natali proprio alla teologia dell’Evo moderno.

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L’identità collettiva dell’individuo artificiale

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Affermare che il concetto di identità in tutte le sue accezioni debba essere confinato all’essere umano significa rimanere vincolati a un principio di natura antropica, difficilmente giustificabile in un’ottica scientifica. Al contrario, se dal punto di vista cognitivo definiamo l’identità come una proprietà emergente in presenza di una mente dotata di consapevolezza, possiamo estendere questo concetto ad altri domini, come quello animale o artificiale. In questo articolo si esamina la possibilità di definire un’identità collettiva nell’ambito dei sistemi di apprendimento e ragionamento automatico noti sotto il nome di Intelligenza Artificiale. Esulano da questo lavoro altre accezioni di identità, per esempio quelle relative alle religioni, alle scienze sociali e politiche, a contesti geografici o etnici.

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Nella sfera di Sloterdijk il segreto della Lichtung heideggeriana

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Prosegue la pubblicazione dei contributi ricevuti in risposta al CFP sull’individuo che è stata la traccia di Ritiri Filosofici in questo 2018 e culminerà nel Ritiro di ottobre. Oggi pubblichiamo un articolo di Alessandro Lattuada su Peter Sloterdijk, filosofo tedesco che si è posto in continuo rapporto a Martin Heidegger e alla tradizione filosofica tedesca. 
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L’illusione della filosofia nell’individuo di Jeanne Hersch

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L’occidentale contemporaneo vive una condizione estremamente scomoda. Nel momento in cui scopre di avere una coscienza e inizia a porsi domande, si trova schiacciato tra gli estremi delle promesse dei suoi predecessori e la delusione di quelle stesse promesse. La paura lo porta a trovare rifugio in risposte estreme che semplificano la scelta, ma una reazione del genere, per quanto comprensibile, non può essere giustificabile. Le prime battute di una delle analisi sociologiche più note del secolo scorso, Avere o essere?, spiegano la situazione in maniera esemplare:

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L’individuo come pratica alfabetica

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In un famoso passo del suo Sistema dell’idealismo trascendentale, Schelling nota l’importanza che riveste per lo sviluppo dell’autocoscienza l’attimo in cui il bambino comincia a dire “io”. Il bambino si avvicina all’esperienza della propria individualità – e cioè ne intraprende la costruzione – quando riferisce a se stesso i propri atti utilizzando il pronome di prima persona singolare: io. Continue Reading

L’uomo, abisso del Niente in cerca di Umanità

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Esistono decine, se non centinaia, di tesi e discussioni sulle prove dell’esistenza, o dell’inesistenza, di Dio. Ma quanto materiale analogo esiste che concerna l’esistenza, o la non esistenza, dunque, l’identità, la definizione dell’uomo?

Martin Heidegger scrisse nel 1929 Was ist Metaphysik? domandandosi cosa fosse realmente la metafisica, intesa come materia, come filosofia prima, e riuscì a rispondersi in ultima analisi con una semplice parola: Niente.

 

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Tracce di pre-riflessivo: il soggetto come corpo

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Parlare di “stile” in Merleau-Ponty significa rifarsi ad Husserl; per quanto su questo concetto non sia esplicito il riferimento al filosofo tedesco, i due luoghi dell’opera husserliana a cui faremo riferimento non potevano non essere noti al filosofo francese.

Nel §9 della Crisi leggiamo:

Anche se noi possiamo pensare questo mondo fantasticamente mutato e anche se possiamo pensare di rappresentarci il futuro decorso del mondo, in ciò che ci è ignoto, ‘così come potrebbe essere’, nelle sue possibilità: necessariamente noi ce lo rappresentiamo nello stile in cui noi abbiamo il mondo e in cui l’abbiamo avuto finora. Possiamo giungere ad un’espressa coscienza di questo stile nella riflessione e attraverso una libera variazione di questa possibilità. […]. Appunto così ci accorgiamo che, in generale, le cose e gli eventi non si manifestano e non si sviluppano arbitrariamente, che sono bensì legati ‘a priori’ da questo stile, dalla forma invariabile del mondo intuitivo.(Husserl 1972:60)

Nel §61 di Ideen II leggiamo:

In un certo senso, si può parlare dell’individualità come di uno stile complessivo e di un habitus del soggetto che attraversa, nella forma di una concordante unità, tutti i suoi modi di comportamento, tutte le attività e le passività, […]; uno stile unitario nel modo in cui certe cose ‘gli vengono in mente’, nel modo in cui gli si presentano certe analogie, in cui opera la sua fantasia […] (Husserl 1965:665)

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