Cacciari racconta Spinoza

L’iniziativa editoriale del settimanale L’espresso chiamata “Il Caffè Filosofico – la filosofia raccontata dai filosofi”, prevedeva venerdì 20 settembre 2013 l’uscita di un Dvd in cui Massimo Cacciari racconta Spinoza e il problema della libertà.
Si tratta di circa 90 minuti di contributo; una lezione del professor Cacciari – registrata nella splendida Biblioteca Nazionale Braidense di Milano – intorno alle questioni fondamentali di Baruch Spinoza. Il tentativo è quello di dare un affresco generale dell’opera e del pensiero dell’autore, ma anche – specialmente quando ci si rivolge ad un pubblico più preparato – quello di dare una lettura complessiva e critica, sull’importanza e la validità del pensiero spinoziano.

A mo’ di introduzione, anche biografica – ma non solo -, Cacciari mette in risalto come la tradizione ebraico-israelitica da cui Baruch proviene, è una tradizione colta nelle lettere, nel teatro e nella pratica esegetica. L’ebraismo – la culla in cui Spinoza muove i primi passi, fino all’espulsione del 1656, decisiva per la svolta intellettuale del giovane Baruch – è un contenitore di cultura, di pratica culturale e dialogo. I maestri eretici di Spinoza – trovati all’interno della comunità stessa – come Uriel Da Costa [1] e Van den Enden, hanno poi fatto il resto.

Cacciari, diciamolo fin da subito, dà una lettura radicale della metafisica spinoziana, ponendo Spinoza nell’alveo di quella tradizione filosofica perdente – a livello storico – che non pone l’ego al centro, e al punto di partenza, della speculazione filosofica, ma si cala subito “nel cuore che non trema della Verità”, come ebbe a dire Parmenide. (Interessante anche questo collegamento fra Parmenide e Spinoza, più volte evocato nei nostri ritiri.)
Le parole di Spinoza, dice Cacciari, possono sembrare le stesse che la realtà userebbe se fosse in grado di descrivere se stessa.

L’ego cartesiano, infatti, è parte della sostanza infinita e non può essere il punto di partenza della speculazione filosofica, perché è impossibile partire da una parte del Tutto, inoltre l’ego è sempre in relazione con l’alterità, non è mai irrelato.

Fatta questa breve premessa Cacciari pone subito un parallelo decisivo, che in parte avevamo fatto notare anche noi, fra Dio-Essere-Natura-Sostanza infinita. Insomma si dice, a chiare lettere, che il Dio (Deus sive natura) spinoziano altro non è che la Natura, o Essere, o Sostanza infinita. Può essere chiamato in vari modi, ma si stacca in modo netto e deciso dalla concezione di Dio creatore di tutta la tradizione giudaico-cristiana, che aveva trovato in molti filosofi (vedi Descartes) anche la propria manifestazione speculativa.

Ciò è necessario per rendere ancora più ampia la differenza fra Spinoza e la tradizione; Cacciari – ciò intendevamo quando si diceva che dà una lettura radicale della metafisica spinoziana – ribatte molte volte su questo tema, affrontando in modo molto chiaro il tema seguente delle caratteristiche della Sostanza. La sua totale libertà intesa come incondizionatezza, perché espressione della sua stessa potenza e quindi la coincidenza di libertà e necessità.

Questa tesi, insieme a tutte le implicazioni metafisiche che Spinoza elenca nell’Etica, portano alla distruzione di ogni teleologia. Qui Cacciari pone un parallelo interessante, fra Spinoza e parte della tradizione dell’Umanesimo italiano, soprattutto nella critica dell’antropomorfismo del Dio creatore. Lorenzo Valla, Alberti, Machiavelli e Bruno sono tutti filosofi italiani che hanno in parte anticipato le tesi spinoziane sulla questione teleologica e sulla antropomorfizzazione della divinità.

La lezione di Cacciari continua con un’ottima chiarificazione delle idee di modi e attributi, togliendo ogni dubbio su una possibile dualità interna alla Sostanza (critica che, invece, molti muovono a Spinoza, per addolcire le sue posizioni). Anzi, dice Cacciari, la totale unità della Sostanza è il presupposto logico-ontologico del discorso filosofico e scientifico.

Da ciò consegue anche tutto il discorso intorno alla non dualità fra mente e corpo, che porta Cacciari a parlare lungamente e della questione della libertà umana e della questione delle passioni e degli affetti.
In modo chiaro e luminoso Cacciari arriva alla conclusione che è la perseveranza ad essere noi stessi, a soddisfare il nostro conatus che ci permette di essere liberi. È questa perseveranza che ci permette di porci all’interno di un orizzonte nel quale la conoscenza di Dio è possibile ed anzi è la più grande soddisfazione del proprio conatus, della propria voluptas, della forza assoluta del nostro pensiero.

Il tema seguente, e conclusivo, del Dvd è quello politico. Cacciari analizza la questione partendo dal lato metafisico, dalla speculazione. Le conclusioni del ragionamento metafisico portano a delle conseguenze sul piano politico, che sono quelle relative alla necessità della libertà di parola e d’opinione, alla necessità di andare verso una repubblica che non sia più uno Stato dei premi e dei castighi; ma dove il sapere di essere tutti parte della Sostanza, espressione dei due attributi infiniti di mente ed estensione, è il cardine entro cui si può costituire la pace e la letizia dei cittadini.

Le conclusioni politiche di Spinoza sono talmente radicali, dice Cacciari, che sono riemerse – a suo avviso – in alcuni momenti del pensiero europeo dove la critica allo Stato si fa forte. In alcuni luoghi del primo Hegel, in Marx e in Nietzsche, che vede in Spinoza il suo predecessore.

La lezione di Cacciari rende un ottimo servizio a Spinoza, rivalutato e reso protagonista di una fetta importante – e alternativa – della speculazione filosofica. Il professore è sempre chiaro e, quasi more geometrico demonstrate, analizza tutti i cardini della filosofia di Spinoza che, spesso, è vista come deludente e pessimistica.

A tali detrattori Cacciari risponde che: “la visione spinoziana disicanta, non delude”.

[1] A tal proposito: segnalo il bellissimo lavoro di Omero Proietti su Da Costa.

 

1 Comment

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Non sono d’accordo che il Dio della filosofia cartesiana sia il Dio giudaico…certo Cartesio è credente ma il Dio del suo sistema filosofico è un Dio “garante epistemologici” (Paoletti, Universitá di Pisa) ma non è il Dio della Rivelazione. Mi sembra talmente evidente…

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