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RF, riprendiamo dopo l’interruzione. Con un ritiro.

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Dopo un periodo che non sappiamo definire se di avanscoperta, di riflessione o di tentativi di rinnovamento andati storti, Ritiri Filosofici ritorna con il sito al formato originario. Si dice che non tutte le ciambelle vengono con il buco: la nuova casa digitale di RF non ha funzionato secondo le aspettative e così anche la nostra attività ne ha risentito, come sempre avviene quando i risultati non corrispondono ai desideri immaginati. In questo modo abbiamo deciso di ripudiare il nuovo formato e di riproporre quello vecchio che così tante soddisfazioni ci aveva dato, oltre ad un numero cospicuo di affezionati lettori. Da oggi dunque riprendiamo sistematicamente le nostre uscite domenicali.

Diverse sono le novità di questo nuovo inizio. Prima di tutto un ritiro filosofico per le scuole superiori, in particolare per gli studenti dei licei del V anno. Abbiamo pensato che si trattasse di un’iniziativa simpatica quanto interessante che ci permetterà non solo di accompagnarli nella preparazione all’esame di Stato, ma anche e  soprattutto di confrontarci con temi di filosofia contemporanea e di misurarci con le sensibilità dei più giovani nel loro approccio alla materia. Cominciamo quest’anno con il pensiero di Marx e con il sistema critico della Scuola di Francoforte a partire dal suo testo fondamentale, Dialettica dell’illuminismo (qui il programma).

La seconda novità riguarda gli articoli e il loro contenuto. Rimangono i commenti e le recensioni ai testi filosofici insieme alla rubrica dedicata ai dialoghi reali o immaginari con i grandi personaggi della storia della filosofia.  Continueremo a pubblicare i papers di collaboratori esterni, o di chi ce ne faccia richiesta, nel corso della settimana. Tuttavia la nostra intenzione è quella di misurarci sempre di più con il filone a cui guardiamo da sempre con interesse prevalente, quel cosiddetto canone minore che Rocco Ronchi ci ha illustrato nella maniera più chiara possibile nel ritiro dello scorso autunno. In poche parole esso si potrebbe riassumere in questo modo: mostrare, dopo aver compiuto la destrutturazione dei concetti dominanti dell’Occidente (tra cui quello di contingenza e di niente), la necessità dell’essere insieme all’eternità della mente e dell’esistenza umana. Per molti versi, la tradizione filosofica dominante ha fatto proprio le parole di Freud secondo cui «Il desiderio che attraversa il vivente è morire a modo proprio». Questa vocazione alla morte è naturale, contro la sovversione logica della vita. Per noi, al contrario, così come per la schiera di pensatori a cui ci rivolgiamo, la filosofia è piuttosto meditazione sulla vita secondo quel vero e proprio manifesto intellettuale costituito dalle parole del pensatore a noi più caro, Spinoza: «L’uomo libero a nessuna cosa pensa meno che alla morte e la sua sapienza è meditazione non della morte ma della vita » (Etica E4P67). “Canone minore” è il titolo del testo in uscita nel prossimo febbraio e che provvederemo a recensire in maniera sistematica anche alla luce dei risultati dello scorso ritiro.

Infine, ed in aggiunta a tutto ciò, cercheremo di porre una maggiore attenzione ai fenomeni della cosiddetta industria culturale, in particolar modo quella cinematografica, che mai come in questo periodo si sta focalizzando su tematiche tipicamente filosofiche.  Secondo recenti stime, nel 2016 negli Stati Uniti sono state prodotte ben 454 serie TV: un record per la maggiore industria culturale del pianeta. In un fenomeno di tale portata c’è ovviamente di tutto: ma quello che colpisce è l’elevato livello di produzioni cinematografiche che affrontano temi di carattere filosofico, teologico, antropologico o politico. Non è un caso che in alcune università (in Francia ad esempio) siano sorti dei seminari permanenti con l’obiettivo di seguire, analizzare e recensire questi moderni romanzi filmati. Il successo ricevuto per aver offerto un corso d’introduzione alla filosofia attraverso lo studio di una delle sitcom più popolari d’America (I Simpson), ha spinto l’Università di Glasgow a realizzare altri corsi sulla filosofia delle serie Tv, da Westworld a Games of Thrones. Filosofia pop? Se è vero che l’industria culturale, secondo la definizione di Tocqueville (poi riproposta con successo dalla Scuola di Francorforte) è una delle cause del sistema dello stupidimento e della manipolazione collettiva, è anche innegabile che essa costituisce l’occasione per metterci di fronte ai problemi e alle pulsioni che agitano nel profondo la società e la cultura. Noi cercheremo di individuarne le ragioni, i grandi temi ed i messaggi ad essa sottesi.

Buona lettura e soprattutto buona partecipazione a tutti.

XIII Ritiro filosofico

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Si è conclusa lo scorso 27 settembre la tre giorni dedicata al XIII Ritiro Filosofico nell’ormai tradizionale sede della Domus Seminario di Nocera Umbra (PG). Il tema dell’incontro era La rivelazione e i suoi usi teologico-politici, brillantemente condotto dal relatore Filippo Mignini (ordinario all’Università degli Studi di Macerata) attraverso quattro intense sessioni di studio, seguite da momenti di dibattito sul modello del simposio (da anni ormai il vero marchio di fabbrica di Ritiri) altrettanto partecipati.

 

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Nella prima sessione, Mignini ha ritenuto indispensabile porre una premessa di carattere terminologico all’intero Ritiro, al fine di evitare fraintendimenti sul significato che qui si voleva attribuire alla parola rivelazione. Con questo termine infatti, ci si riferisce all’evento soprannaturale con cui la divinità fa conoscere, direttamente o indirettamente, verità, naturali o soprannaturali, non conoscibili per altra via; al fine di orientare la ragione e l’intelletto umani, di per sé disorientati. Tale approccio conoscitivo di matrice tipicamente religiosa, dalle tre grandi fedi del mondo occidentale (ebraismo, cristianesimo e islam) viene poi fissato per ispirazione divina su un documento scritto, il testo sacro, che diventa a sua volta oggetto di culto. Nulla di più distante dall’approccio conoscitivo proprio del mondo greco contemporaneo a questa fase (siamo intorno al V sec. a.C.), del quale Mignini ha dato testimonianza attraverso il confronto tra alcuni passaggi dell’Odissea con brani dell’Antico Testamento (punto di riferimento scritturale comune a tutti e tre i grandi monoteismi). Oltre ad avere un carattere costantemente indiretto infatti (Atena si presenta sempre sotto mentite spoglie), in Grecia la rivelazione non è fondativa del momento religioso, e tanto meno di quello politico che è appannaggio esclusivo dell’autorità civile. Lo stesso messaggio escatologico in essa contenuto non oltrepassa mai la dimensione del reale: solo con l’avvento del cristianesimo, difatti, l’immortalità delle anime diventa una promessa di vita ultraterrena.

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Il programma di Ritiri Filosofici per il 2015

XII Ritiro Filosofico (24 – 26 aprile 2015)

La dottrina degli affetti nell’Etica di Spinoza

Che cosa sono i desideri, gli affetti, le passioni umane? Quale ruolo svolgono nella vita di ogni giorno? Oggi è di moda parlare di emozioni: la pubblicità, la politica e le religioni ne fanno l’ingranaggio essenziale per la determinazione del consenso. Spinoza ne ha fatto il motivo centrale della sua filosofia: elaborare un alfabeto delle passioni affinché, una volta conosciute, siano poste al servizio di una vita autenticamente umana. In questo ritiro si mostrerà  se e come sia possibile tradurre le passioni in affetti, ossia far sì che un homo patiens diventi un homo agens. Una prospettiva, quella spinoziana, gravida di conseguenze, sia per la psicanalisi di matrice freudiana sia per le nuove teorie della psicobiologia, cui si farà riferimento nell’ultima parte di questo ritiro.

Relatori: Federica De Felice, Pierluigi Graziani
Direzione scientifica: Federica De Felice
Durata: tre sessioni

 


 

XIII Ritiro filosofico (25 – 27 settembre 2015)

Rivelazione, conoscenza di Dio e tolleranza religiosa.

In un’epoca che presenta il forte ritorno della religione sulla scena pubblica, il ritiro cercherà di indagare alcuni sistemi di pensiero che hanno fornito all’Occidente le categorie fondamentali per la conoscenza di Dio. Gli interventi e i dibattiti si concentreranno sulle posizioni opposte rappresentate rispettivamente da Tommaso d’Aquino, che insegna un Dio che si rivela all’uomo, e da Baruch Spinoza il quale presenta il divino come inerente alla conoscenza umana. Il ritiro proporrà altresì la lettura di un testo esemplare sul modo in cui i teologi, in un determinato periodo storico, hanno fatto uso del concetto di Dio.

Relatori: Filippo Mignini, Marco Segala
Direzione scientifica: Maurizio Morini
Durata: quattro sessioni

 

XI Ritiro Filosofico

RF11-Domus SeminarioSi è concluso domenica 7 settembre 2014 l’XI Ritiro Filosofico, svoltosi come di consueto al Domus Seminario di Nocera Umbra (PG). I tre giorni sono stati impegnati da un’analisi organica dell’opera centrale di Arthur Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione.

L’opera, suddivisa in due volumi, è stata esaminata in modo consequenziale, a partire dalla prima sessione di lavoro, grazie alla relazione di Maurizio Morini  il quale ha analizzato prima la teoria della conoscenza  che è alla base di tutta la riflessione ontologica e metafisica di Schopenhauer, poi la divisione fondamentale tra intelletto e ragione con la dottrina dell’intuizione intellettuale e infine la presentazione del “bisogno metafisico dell’uomo” che sottende un’ ontologia ben precisa e quindi una divisione chiara fra filosofia e religione, da una parte, e fra ambito scientifico ed ambito filosofico dall’altra. Il dibattito seguente alla relazione, svolto nella consueta forma di Ritiri Filosofici (ovvero non come semplice botta e risposta con il relatore, ma in forma di simposio fra tutti i partecipanti) ha permesso di sottolineare le differenze sostanziali fra la teoria della conoscenza kantiana e quella di Schopenhauer.

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Programma dell’XI RF

Arthur«La filosofia di Arthur SchopenhauerIl Mondo come volontà e rappresentazione» sarà il tema dell’ XI Ritiro Filosofico, che si terrà a Nocera Umbra dal 5 al 7 settembre 2014, sotto la direzione di Maurizio Morini e Marco Segala.

Nella pagina dedicata è già possibile leggere e scaricare il programma completo. (Nella foto: ex libris che Schopenhauer applicava nella parte interna della prima pagina di copertina dei testi della sua biblioteca privata).

RF10 is coming …

Rieccoci: cominciamo a scaldare i motori per il consueto ritiro invernale. Quest’anno, il tema è particolarmente denso. Nella pagina dedicata potete trovare tutti i dettagli, che sono in continuo aggiornamento.

Come al solito, dunque, … stay tuned!

IX Ritiro Filosofico (RF9)

Di seguito una selezione delle foto del IX Ritiro Filosofico, svoltosi sabato 27 e domenica 28, del quale – a breve – vi faremo avere anche il materiale filosofico. Intanto, oltre allo storify già pubblicato, eccovi le immagini.
[Le foto sono di Mauro Longo e Saverio Mariani]

VIII Ritiro Filosofico (RF8).

Si è appena concluso l’ VIII Ritiro Filosofico, quest’anno incentrato su Seneca e la dottrina della Stoa. Di seguito, lo Storify, foto, eccetera. Al più presto, relazione ed info sulle prossime novità di RF.

Qui lo Storify. Retweet, please.

E, per finire, un breve album fotografico (foto di Saverio Mariani & Mauro Longo).

 

VII Ritiro Filosofico (RF7).

Si è appena concluso il VII incontro di RF. Di seguito, lo Storify, foto, eccetera. Al più presto, relazione ed ulteriore materiale.

Qui lo Storify. Retweet, please.

Ed ora qualche foto. Non tutte, però.

P.S.: scorrete, non siate pigri, ché in fondo trovate i commenti.

L’alba della filosofia …

 

 

Preparazione alla discussione

Dopo la discussione

 

Ritiro estivo 2012 (RF7).

Fissati data e tema del ritiro estivo 2012. Qui maggiori informazioni.

Vittiano, 3-4 dicembre 2011.

Ecco un sintetico riepilogo dei contenuti affrontati durante il ritiro del 3-4 dicembre 2011.

3 dicembre 2011 h. 16,30.

 Presenti: MM ML GM SM AM OP

MM
Iniziamo dagli aspetti storici (§ 3). Il TTP venne stampato sotto falso nome. All’interno della repubblica olandese l’unica confessione proibita era quella cattolica. Ciò ha implicato una accettabile tolleranza nei confronti di Spinoza. Si veda, nel settembre 1665 la lettera a Oldenburg.
Lettura del passaggio degli Atti degli Apostoli in cui si riporta il discorso di Paolo nell’Aeròpago di Atene.
Come Paolo usa lo stoicismo greco-romano per introdurre il cristianesimo, Spinoza usa la religione consolidata alla sua epoca per reintrodurre la filosofia in Europa ormai diventata una sorta di cittadella dei teologi.
Richiamo al § 3.2. Le motivazioni che spingono Spinoza a scrivere il TTP:
1. il pregiudizio dei teologi;
2. l’ opinione del volgo;
3. la libertà di filosofare.

 SM
Anche se sono da lui detestati, Spinoza ha il massimo rispetto per i teologi, non solo per paura, ma anche per coerenza con il suo pensiero. In altre parole, se lo stato deve proteggere la mia libertà di pensiero, deve proteggere anche la libertà dei teologi di esporre la loro. Ciò implica una visione senechiana della vita politica: il vero filosofo fa quello che pensa.

 MM
Non sono tanto convinto che Spinoza abbia il massimo rispetto per I teologi, come tu dici, anche perché una volta che la teologia costituisce il fondamento della società politica, essa tende ad escludere  la libertà degli altri. Invece, per assicurare la libertà lo stato deve diventare assicurare l’esercizio della filosofia. Attenzione: in questo Spinoza non è neanche liberale. Il principio liberale parte dall’idea che lo stato deve garantire le libertà individuali. In Spinoza, in realtà, non si tratta di assicurare il semplice gioco delle passioni (che vanno piuttosto disciplinate) quanto è lo stato che assicura la libertà di tutti.

 OP
quindi una filosofia di stato?

 MM
No. Ma capisco che dobbiamo fare un’opera di expurgatio. E’ lo stato che assicura la filosofia ma ciò non implica una “filosofia” di stato che costituirebbe una contraddizione in termini. L’unica filosofia di stato, se proprio dobbiamo esprimerci in questi termini, è l’assenza di una qualsiasi filosofia di Stato intesa come dogma.

 GM
come fai a garantire la libertà d’opinione? Inseriamo la libertà della ragione in un contesto di tutela generale  di ogni opinione, anche di quella del volgo?

 MM
In realtà, secondo me, come accennavo sopra, non vedo una particolare tolleranza di Spinoza nei confronti dei teologi proprio perché questi negano la libertà di tutti di esprimere il proprio pensiero.

SM
Probabilmente Spinoza ha un atteggiamento per il quale, siccome vive per la ragione, riesce a guardare ai teologi come un pregiudizio, come un ostacolo, pur giudicandoli analiticamente attraverso il metodo teologico.

GM
Forse questa parte del TTP è ormai un dato acquisito dalla nostra civiltà

ML
Io invece ho trovato questi primi quindici capitoli come uno strumento importantissimo per comprendere i meccanismi di destrutturazione del pensiero non analitico, della superstizione e del pensiero magico. Attenzione che tali forme di pensiero, sotto varie forme, sono oggi più vive che al tempo di Spinoza.

MM
lettura dell’introduzione al TTP.
Spinoza non fa una critica alla religione in senso classico (vedi Epicuro). Spinoza separa la superstizione dalla religione.

GM
Spinoza non ti dà la forma per dire non sono ateo per i seguenti motivi mi chiedo: perché non ha fatto outing del tutto? Non saprò mai se l’ha fatto per paura o che altro.

MM
Che abbia salvato la forma può essere un problema; tuttavia egli non ha affatto salvaguardato la sostanza del suo ateismo (inteso ovviamente in senso cristiano): ed infatti sappiamo la sorte che gli è stata riservata.
Spinoza considera la bibbia un libro politico. Mosé è un legislatore. La divinità di dio c’è finché sussiste lo stato di Israele. Per questo la bibbia va studiata con la bibbia (VII, 2).

GM
perché citare la lettera di Giovanni all’inizio? Non sono convinto che Spinoza abbia avuto effettivamente intenzione di dirsi ateo, anche in termini ebraico-cristiani. In questo senso Spinoza è fortemente connotato in termini d’ebraismo.

MM
Ah, questo l’ha detto anche Schopenhauer! Forse Spinoza non vuole dirsi ateo perché salva la religione dei semplici. Nel momento in cui dice che la vera religione è agire con giustizia e carità, anche il semplice può agire così e dunque essere religioso.

GM
Perché non è detto che la connessione causale è la causa immanente di tutte le cose?

MM
Veramente Spinoza lo dice a più riprese, in particolare nell’Etica. Nel momento in cui l’intelletto comprende questo, gode di eterna beatitudine, dunque gode di quella caratteristica che l’erronea teologia attribuisce alla divinità.
Spinoza è stoico, ma non nel senso di accettare la dottrina dell’anima mundi, in nome della concatenatio causarum: non una provvidenza da amare (volere ciò che dio vuole: amor fati), non un voler essere ciò che si è; si tratta invece e semplicemente dell’esercizio della propria ragione: comprensione del tutto razionale che produce gli effetti di cui si è appropriata la tradizione implicandone effetti religiosi.
Spinoza consegna la scrittura allo storicismo (VII, 2), nega alla scrittura un messaggio universale e valido in ogni tempo, al contrario di quanto deve essere la filosofia. La ragione/filosofia deve avere un messaggio valido e universale, eterno e necessario: la scrittura al contrario non ha alcun valore filosofico.
Mi faccio un’obiezione (che è quella che gli ha rivolto Oldenburg nell’epistolario): se Spinoza interpreta la scrittura letteralmente, perché egli non interpreta letteralmente anche la resurrezione invece di farne una lettura allegorica?  Qui probabilmente Spinoza abbandona il metodo dell’interpretazione letterale per far prevalere il presupposto in base al quale nulla è ammissibile se è sopra o contro natura, principio che evidentemente esclude la possibilità della resurrezione.

ML
Più che di sospensione del metodo in favore del presupposto, direi che Spinoza pone come metodo fondamentale quello dell’assoluta razionalità del sistema concettuale che pone. All’interno di questo sistema si colloca il metodo dell’interpretazione letterale, ma evidente che l’inaccettabilità della resurrezione, in quanto fenomeno above the reason, discende in primo luogo dal contrasto con la razionalità.

MM
La legge divina naturale è la necessità della natura/bene massimo/conoscenza e amore di dio. La legge divina naturale  è (IV, 6):
1. universale:
2. non esige fede in racconti storici (scrittura);
3. non esige cerimonie (il rito è deresponsabilizzante);
4. il massimo premio della legge divina naturale è la legge stessa.

MM
Gli slittamenti semantici di Spinoza. Il filosofo è dogmatico; il religioso è scettico. Bel capovolgimento, no? Dà fastidio a qualcuno?

4 dicembre 2011, h. 9,00.

Presenti: MM ML GM SM OP.

MM
Riepilogo:
• metodo di interpretazione della scrittura: non differisce dal metodo di interpretazione della natura;
• non è dunque necessario il lume soprannaturale;
• interpretazione secondo l’evidenza naturale, accompagnata dalla comparazione sistematica della scrittura;
• il senso finale è che il messaggio dei profeti è giustizia e carità;
• dunque la scrittura esige solo obbedienza e non impone adesione a principi speculativi: la scrittura non serve a fare luce sulla conoscenza.

ML
Per riferirsi al disinteresse di Spinoza per questioni di democrazia richiamo il seguente passo “giacché tutti possono certamente obbedire, ma solo pochissimi (se comparati con tutto il genere umano) possono acquisire l’abito della virtù per la sola guida della ragione”.
Voglio dire che la filosofia costituisce un’opera di continua autodisciplina, diretta all’esercizio della virtù, dunque sostanzialmente indifferente alle questioni di uguaglianza formale fra cittadini.

MM
La conoscenza è l’unico e vero processo di liberazione. La conoscenza serve a liberarti dalla servitù delle passioni/opinioni. Invito tutti a meditare profondamente il capitolo VI, quello sui miracoli.

 ML
Il capitolo VI mi pare costituisca un pilastro della fisica moderna, perché delinea la metodologia per la conoscenza della natura, che trova i suoi strumenti soltanto nell’osservazione della natura stessa, escludendo ogni possibilità di intervento soprannaturale.

MM
Cap 1-2. profezia/rivelazione: conoscenza certa di una cosa rivelata da dio (I, 1).

OP
La conoscenza di Dio nell’idea di Spinoza è palesemente gradualistica e si svolge per successive approssimazioni.

MM
Sì, ma tieni presente che tuttavia non c’è mai il passaggio dalla non verità alla verità. La conoscenza di Dio si ha nel momento in cui ci appropriamo del nostro intelletto il quale, per sua natura, ha direttamente conoscenza di Dio.

ML
Tanto più vero intendendo la conoscenza di dio come conoscenza della natura (deus sive natura). Idea fondamentale della scienza moderna.

MM
Sul determinismo di Spinoza faccio notare il rapporto con il calvinismo (Introduzione, 5.2). Per Spinoza lo sfondo sul quale è posta la dottrina del determinismo è l’uomo come parte del tutto; per Calvino questo sfondo è l’idea dell’uomo radicalmente peccatore.
Noto che il determinismo calvinista, che espone una teologia ancor più radicale di quella cristiana, non si è trasfuso in un sistema politico. A mio parere, la teocrazia calvinista si incardina oggi nel capitalismo, vera religione “segreta” e dominante del nostro tempo.

 MM
Spinoza, dal determinismo, trae l’inescusabilità (ingiustificabilità) dell’uomo di fronte a dio (Spinoza a Oldenburg, lettera 25). In realtà, Spinoza sta dicendo che il problema non è quello di stabilire se l’uomo agisca o meno sotto il dominio di Dio o per rigido determinismo, ma piuttosto quello di liberarsi da speranza e timore. In altre parole, sposta il problema togliendolo dal terreno infido dei teologi (non dimentichiamo che anche Lutero nega il libero arbitrio, per non parlare di Calvino). La risposta di Spinoza (lettera 27) è una manifesta dichiarazione di irricevibilità della religione nel suo pensiero. Di fronte a Oldenburg che sostiene la non giustificabilità morale delle azioni dell’uomo, se intese in termini rigidamente deterministici, Spinoza risponde chiaramente che il problema del giudizio di valore sulle azioni dell’uomo è un problema tipicamente religioso, come tale del tutto irrilevante nell’ambito della filosofia.

MM
L’uomo che vive secondo la ragione è libero dalla legge. La scrittura è dunque la legge per il volgo, che non ha uso della ragione.

GM
Distinzione fra dogmatici e scettici (cap. 15). Domando: non è la richiesta di sempre di Spinoza quella di leggere la scrittura secondo ragione? Perché è dogmatico chi vuole leggere la scrittura con la ragione (presupponendo una connotazione negativa di dogmatismo)?

MM
Il realtà l’obiettivo dialettico di Spinoza è Maimonide, che dice che la scrittura va letta con la ragione fino a un certo punto, perché poi serve comunque l’illuminazione, quindi la scrittura andrebbe letta sia con ragione che con la fede. Spinoza dice invece che la scrittura va letta solo con la Scrittura, senza ricorrere né ad un elemento naturale né ad un elemento soprannaturale.

OP
Per leggere la scrittura non devo abbandonare un certo dogmatismo razionale? Ciò per entrare nella logica di questo testo.

MM
Vero, e Spinoza giunge ad una conclusione radicale. Proprio leggendo la scrittura solo per mezzo della scrittura si evidenzia che la scrittura non ha senso razionale. Ma la Scrittura non va mai letta preliminarmente solo con la ragione.

GM
Ho l’impressione che la volontà di Spinoza di combattere l’idea della conciliabilità di fede e ragione si risolva paradossalmente nel tenere in vita l’idea stessa di questa conciliabilità.
Un’ultima cosa: a che serve salvare l’idea di Spinoza su Mosé? Che ci interessa?

ML
Mosè per Spinoza è il grande legislatore dell’ebraismo: per questo ci interessa. In generale credo che l’utilità del pensiero di Spinoza sia duplice: da un lato, ci ha fatto comprendere che la scrittura è inintelligibile, ma di questo ormai abbiamo preso atto e ciò ha quindi un’utilità marginale, ma ci ha consegnato un metodo che è invece ancora oggi pienamente vivido e fecondo, cioè l’idea che l’uomo possa e debba condursi solo in base alla ragione.

Molinaccio Umbro, 9 e 10 luglio 2011.

Breve (e semiseria) fotocronaca dell’incontro

 

 

Deus sive Natura

 

  Refugium peccatorum

Quaestiones

Obscuritas

Filosophos …

Pasano, 4-5 dicembre 2010.

Ecco un sintetico memorandum di quanto detto durante l’ultimo incontro, arricchito da alcuni contenuti extra.




4 dicembre 2010
Sessione aperta alle 17,45.
Partecipano: MM, LM, MG, GM, ML, SM, AC.
Introduzione di MM sulla storia di Pasano e sui suoi componenti.
MM
La fede nel divenire è la follia per Severino. Spinoza costruisce il sistema più eccentrico rispetto all’eterno. Spinoza, a differenza di altri grandi pensatori, non ha avuto una sua scuola. I massimi pensatori del divenire sono stati, nel XIX secolo, Hegel e Marx. A proposito di Hegel, secondo Schopenauer, l’hegelismo è una lanterna magica di allucinazioni. Il divenire è l’avanzata e lo scomparire degli eterni. La testimonianza del destino è la filosofia futura.
Dice Severino che bisogna andare oltre il il linguaggio perché la filosofia non ha sviluppato un linguaggio tale da cogliere la verità; allo stesso tempo, però, afferma che il linguaggio proviene dalla semina della filosofia e nell’ambito del quale tutte le altre tecniche si muovono. Qui si individua una contraddizione, a meno di non voler cogliere una sostanziale fine della filosofia. Ne discende che il linguaggio non può esprimere la verità.
GM
L’ episteme di Severino, se assunto come fondamento della conoscenza, spazzerebbe via ogni altra filosofia. Il fatto che questa verità non sia dicibile non implica che essa non sia fondata. Il problema è che viviamo in un mondo strutturato sul postulato del divenire.
LM
La mente è eterna perché concepisce le cose sub specie aeternitatis. Vive eterno colui che vive nel presente: è affermazione fondamentale perché dimostra…
MM
La percezione della propria eternità è concetto rivoluzionario. Severino esprime con formule lucenti concetti che si trovano già in altri autori (vedi il castello di Diderot). Concetti già presenti sono stati espressi con formule elementari, in cui il linguaggio ha la responsabilità di semplificazioni che mantengono in piedi l’alienazione del divenire.
GM
Severino in molti suoi libri si dilunga, in maniera apparentemente contraddittoria rispetto al suo pensiero, in analisi di tipo storicistico o sociologico, a mio avviso solo al fine di evidenziare, rinnovandola senza sosta, la struttura originaria della Verità, che reclama per ogni forma di espressione del divenire la sua inessenzialità. Sorgono e tramontano, o sono des-tinate a farlo, quasi in un passaggio di testimone, le varie modalità in cui la Follia si è incarnata, Cristianesimo, Comunismo, Capitalismo, civiltà della Tecnica. Nel mostrarne, anche dettagliatamente, genesi ed eclissi, il suo intento assume quasi un connotato didascalico. L’essere umano in profondità, non può che arrendersi all’evidenza insuperabile dell’eternità del tutto, anche se la realtà sensibile, le strutture mentali e culturali nelle quali ognuno di noi è immerso dalla nascita tendono a smentirne l’esistenza, mentre l’eterno è evidente sotto il profilo logico-ontologico.
MG
Quando si dice che tutto è eterno a cosa si riferisce? Io avevo capito che questa penna è eterna, sennò a che serve?
MM
Dire che questa penna è eterna è fondamentalmente cristianesimo, perché è basata sul fenomeno. Il tempo non è una dimensione oggettiva, è un a priori della mia mente, dunque l’eterno non deve essere inteso in senso cronologico. Già Spinoza osservava che la verità è eterna: o ci si è o non ci si è.  Non esiste un metodo per arrivare alla verità, perché  la verità ci è data: idea vera data. Dice un detto buddista: la sanità del corpo deriva dalla purezza della mente. Questa enfasi sull’intelletto da noi in occidente è malvista: si confonde l’intelletto con l’intellettualismo. Intelletto significa penetrare il senso particolare di una cosa. La conoscenza effettiva di una cosa la fa solo la conoscenza intellettuale.
GM
Forse la soluzione non è nell’insistere sull’asse parmenideo-severiniano dell’eternità del tutto, anche perché il senso dell’eterno come dicevo in precedenza è controintuitivo, ed è una verità di validità più ontologica appunto che esistenziale. Forse il vero percorso da seguire e da approfondire per noi ormai, dopo aver “lavorato” e affinato per anni quello appena descritto,  è nella direzione dell’altro asse, che chiamerei spinoziano-schopenhaueriano, della necessità del tutto
MM
Ma non c’e contrapposizione bensì maturazione.
LM
In questo senso la filosofia del futuro è la morte del linguaggio, perché individua l’eterno che vive nel presente.
Sessione chiusa alle 19,53.
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Sessione aperta alle 22,11.

Partecipano: MM, LM, MG, GM, ML, SM.
SC
Cartesio: non tutto è come lo descriviamo, così il dubbio diventa il punto di partenza. La banalità di Cartesio sta nel suo ritorno al cristianesimo. Dall’inizio si capisce che lui non ha dubitato niente. La sua res cogitans è preziosissima, resta un salto fra il piano teoretico e il piano pratico viene annullato solo da Spinoza. Cartesio poca fare dell’uomo l’essere più grande, ma si è ridotto ad essere uno scolastico.
MM
Spinoza dice che mente (res cogitans) e corpo (res extensa) sono diversi attributi della medesima sostanza, al contrario di quanto sostenuto da Cartesio, che le riteneva diverse sostanze, riunite nella ghiandola pineale. Nella concezione di Spinoza Dio è il nesso causale.
GM
La percezione del divenire delle cose e la presunta sensazione di libertà (esperienze fondanti e universali di ogni esistenza umana) contraddicono radicalmente la effettiva consistenza della Verità e della conoscenza: cioè l’eternità del tutto e dunque l’inesistenza di alcuna libertà. E’ questa la vera rivoluzione, quella che scardinerebbe alla radice non solo la storia del pensiero, ma le stesse strutture economico-politiche su cui si fondano oriente e occidente… Al punto che  l’accettazione di questa Verità al momento non può che configurarsi come un atto di fede, una rivelazione per iniziati, un segreto dalla portata potenzialmente devastante.
MM
Severino riconosce la grandezza di Parmenide, ma definisce costui anche come colui che ha intravisto per primo la verità e che poi l’ha tradita. L’uomo non è sostanza (qualcosa che sta sotto, che è causa sui) e dunque è un fenomeno dell’apparire dell’essere eterno.
GM
Eternità e determinismo. Dobbiamo avere il coraggio, quasi l’imprudenza di fare una dichiarazione di fede sulla assoluta assenza di libertà. Ogni effetto e ogni manifestazione non poteva che accadere se non in quella determinata forma. Ciò richiede un pronunciamento sull’accettazione della necessità. Nella convinzione che l’accettazione della necessità, a differenza di quello che chiunque tenderebbe a credere… è l’inizio della gioia. Ogni desiderio infatti, nel suo nocciolo, è una violenza imposta alle cose, un  volere che le cose siano o diventino qualcosa di diverso da quello che sono, in contrasto con l’accettazione della mancanza di libertà. Questa consapevolezza fa sì che una persona possa vedere la propria vita scorrere davanti a sé come un film, nei suoi momenti felici ed in quelli tristi, senza l’ansia procurata dal voler gestire e indirizzare il corso degli eventi. Nessun gesto, né i piccoli né i grandi, è frutto di una effettiva libertà e decisione. Questa consapevolezza è invece l’inizio di una nuova vita, quella che Nietzsche indicava dicendo che l’unico compito, il più difficile, nella vita di ognuno, coincide con il diventare se stessi (“Diventa ciò che sei”).
MG
Forse il tutto è eterno e tutto è determinato, ma se è così non ci interessa. Se tu arrivi alla consapevolezza dell’inesistenza di libertà, nella vita di tutti i giorni dovrai comunque vivere come se la tua libertà esistesse effettivamente. Vivere la vita con la consapevolezza della inesistenza della libertà è un approccio che probabilmente va contro la nostra natura umana.
GM
La mia intenzione sarebbe provare a dimostrarvi domani, spinozianamente, se mi permettete l’ardire, come la negazione del libero arbitrio non coincida con una vita immobile e fatalista, ma con un diverso modo di “attraversare” la vita stessa, più sereno e consapevole, e perciò autenticamente gioioso.
Sessione chiusa alle 23,45.

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5 dicembre 2010.
Sessione aperta alle 9,30.
Partecipano: MM, LM, MG, GM, ML, SM.
MG
Non credo che nella filosofia si possa ricercare le risposte ultime alle questioni dell’uomo. Oggi credo che le risposte ultime le possano dare altre discipline, come la fisica, la matematica.
MM
Secondo me però la filosofia deve essere intesa non come riceva di risposte ultime. La filosofia, in realtà, è la ricerca della domande corrette; l’onesta con se stessi. Il filosofo, diceva Schopenhauer, è come un lago svizzero: i suoi connotati sono calma, chiarezza, nitidezza.
GM
La filosofia è per sua natura interrogante. La domanda è la risposta. Il gesto del domandare è atto sommamente umano, il più umano di tutti. La vera filosofia è nella  domanda sistematica, nella consapevolezza che le risposte chiudono il pensiero, mentre le domande lo aprono. Chi dice che la filosofia dà risposte ne tradisce la natura profonda.
La storia è stata: in un’ottica rigidamente determinista non può insegnarci niente, perché, come dice Wittgenstein, “il mondo è tutto ciò che accade” (altrove tradotto con “il mondo è la totalità dei fatti”); questa sentenza, apparentemente innocua, se interiorizzata è l’inizio di quella rivoluzione di cui parlavo… La storia non potrà mai diventare uno strumento di valutazione della prassi. E personalmente ne ritengo, in quest’ottica, lo studio sopravvalutato (il che non significa ovviamente negarne tout court l’importanza ed il valore pedagogico nella costruzione delle biografie personali e collettive di ognuno di noi..); con Schopenhauer mi dico convinto che studiarne una porzione sia sufficiente a delinearne i caratteri archetipici, nonché le costanti di ciclicità e di universalità.
MG
La storia non è maestra di vita. Gli uomini ripetono inevitabilmente gli stessi comportamenti. Lo studio della storia aiuta a capire la natura umana e può dare qualche indicazione, ma nulla più, sugli accadimenti futuri.

GM dimostra la inesistenza del libero arbitrio

SM
Secondo Cartesio l’unica vera libertà è quella di porsi come un io. Egli distingue fra il libero arbitrio e la libertà del volere umano. La libera scelta (il libero arbitrio) è una scelta aut aut fra termini già posti. La libertà del volere assoluta è l’identità fra intelletto e volontà. Tale libertà è possibile solo a dio perché è pura azione. La scienza è esplosa dopo che la natura è stata intesa come un artefatto di dio. La praxis greca non avrebbe consentito lo sviluppo scientifico. Il creazionismo ha consentito la misurabilità del mondo e dunque lo sviluppo della scienza e della tecnica moderna.
Sessione chiusa alle 12,46.

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Incontro chiuso alle 15,03.


Pasano Republic.

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Nel ringraziare e sommamente lodare Mauro, creatore di questo spazio finalmente di (apparente) facile utilizzo (ma ciò che appare…si mostra o esiste e basta?…mumble mumble…),
apro subito un post di inclinazione a-filosofica…per ricordare a tutti che il DONO più bello di queste giornate è e sarà sempre l’esperienza umana di incontrare belle facce e belle persone…così davvero rara e preziosa di questi tempi.

Indi per cui direi di aprire una top ten, o five, o quello che vi pare, per cui ricorderemo questa edizione estiva 2009. Io metterei in pole:

  • 6 uomini e un barbecue
  • come andare in overdose di carne
  • il “Giona” biblico riletto e interpretato da Maurizio

Fatevi sotto….

Pasano, 18-19 ottobre 2008.

La Dialettica dell’illuminismo di M. Horkheimer e T.W. Adorno e la Scuola di Francoforte.

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