Vittiano, 3-4 dicembre 2011.

Ecco un sintetico riepilogo dei contenuti affrontati durante il ritiro del 3-4 dicembre 2011.

3 dicembre 2011 h. 16,30.

 Presenti: MM ML GM SM AM OP

MM
Iniziamo dagli aspetti storici (§ 3). Il TTP venne stampato sotto falso nome. All’interno della repubblica olandese l’unica confessione proibita era quella cattolica. Ciò ha implicato una accettabile tolleranza nei confronti di Spinoza. Si veda, nel settembre 1665 la lettera a Oldenburg.
Lettura del passaggio degli Atti degli Apostoli in cui si riporta il discorso di Paolo nell’Aeròpago di Atene.
Come Paolo usa lo stoicismo greco-romano per introdurre il cristianesimo, Spinoza usa la religione consolidata alla sua epoca per reintrodurre la filosofia in Europa ormai diventata una sorta di cittadella dei teologi.
Richiamo al § 3.2. Le motivazioni che spingono Spinoza a scrivere il TTP:
1. il pregiudizio dei teologi;
2. l’ opinione del volgo;
3. la libertà di filosofare.

 SM
Anche se sono da lui detestati, Spinoza ha il massimo rispetto per i teologi, non solo per paura, ma anche per coerenza con il suo pensiero. In altre parole, se lo stato deve proteggere la mia libertà di pensiero, deve proteggere anche la libertà dei teologi di esporre la loro. Ciò implica una visione senechiana della vita politica: il vero filosofo fa quello che pensa.

 MM
Non sono tanto convinto che Spinoza abbia il massimo rispetto per I teologi, come tu dici, anche perché una volta che la teologia costituisce il fondamento della società politica, essa tende ad escludere  la libertà degli altri. Invece, per assicurare la libertà lo stato deve diventare assicurare l’esercizio della filosofia. Attenzione: in questo Spinoza non è neanche liberale. Il principio liberale parte dall’idea che lo stato deve garantire le libertà individuali. In Spinoza, in realtà, non si tratta di assicurare il semplice gioco delle passioni (che vanno piuttosto disciplinate) quanto è lo stato che assicura la libertà di tutti.

 OP
quindi una filosofia di stato?

 MM
No. Ma capisco che dobbiamo fare un’opera di expurgatio. E’ lo stato che assicura la filosofia ma ciò non implica una “filosofia” di stato che costituirebbe una contraddizione in termini. L’unica filosofia di stato, se proprio dobbiamo esprimerci in questi termini, è l’assenza di una qualsiasi filosofia di Stato intesa come dogma.

 GM
come fai a garantire la libertà d’opinione? Inseriamo la libertà della ragione in un contesto di tutela generale  di ogni opinione, anche di quella del volgo?

 MM
In realtà, secondo me, come accennavo sopra, non vedo una particolare tolleranza di Spinoza nei confronti dei teologi proprio perché questi negano la libertà di tutti di esprimere il proprio pensiero.

SM
Probabilmente Spinoza ha un atteggiamento per il quale, siccome vive per la ragione, riesce a guardare ai teologi come un pregiudizio, come un ostacolo, pur giudicandoli analiticamente attraverso il metodo teologico.

GM
Forse questa parte del TTP è ormai un dato acquisito dalla nostra civiltà

ML
Io invece ho trovato questi primi quindici capitoli come uno strumento importantissimo per comprendere i meccanismi di destrutturazione del pensiero non analitico, della superstizione e del pensiero magico. Attenzione che tali forme di pensiero, sotto varie forme, sono oggi più vive che al tempo di Spinoza.

MM
lettura dell’introduzione al TTP.
Spinoza non fa una critica alla religione in senso classico (vedi Epicuro). Spinoza separa la superstizione dalla religione.

GM
Spinoza non ti dà la forma per dire non sono ateo per i seguenti motivi mi chiedo: perché non ha fatto outing del tutto? Non saprò mai se l’ha fatto per paura o che altro.

MM
Che abbia salvato la forma può essere un problema; tuttavia egli non ha affatto salvaguardato la sostanza del suo ateismo (inteso ovviamente in senso cristiano): ed infatti sappiamo la sorte che gli è stata riservata.
Spinoza considera la bibbia un libro politico. Mosé è un legislatore. La divinità di dio c’è finché sussiste lo stato di Israele. Per questo la bibbia va studiata con la bibbia (VII, 2).

GM
perché citare la lettera di Giovanni all’inizio? Non sono convinto che Spinoza abbia avuto effettivamente intenzione di dirsi ateo, anche in termini ebraico-cristiani. In questo senso Spinoza è fortemente connotato in termini d’ebraismo.

MM
Ah, questo l’ha detto anche Schopenhauer! Forse Spinoza non vuole dirsi ateo perché salva la religione dei semplici. Nel momento in cui dice che la vera religione è agire con giustizia e carità, anche il semplice può agire così e dunque essere religioso.

GM
Perché non è detto che la connessione causale è la causa immanente di tutte le cose?

MM
Veramente Spinoza lo dice a più riprese, in particolare nell’Etica. Nel momento in cui l’intelletto comprende questo, gode di eterna beatitudine, dunque gode di quella caratteristica che l’erronea teologia attribuisce alla divinità.
Spinoza è stoico, ma non nel senso di accettare la dottrina dell’anima mundi, in nome della concatenatio causarum: non una provvidenza da amare (volere ciò che dio vuole: amor fati), non un voler essere ciò che si è; si tratta invece e semplicemente dell’esercizio della propria ragione: comprensione del tutto razionale che produce gli effetti di cui si è appropriata la tradizione implicandone effetti religiosi.
Spinoza consegna la scrittura allo storicismo (VII, 2), nega alla scrittura un messaggio universale e valido in ogni tempo, al contrario di quanto deve essere la filosofia. La ragione/filosofia deve avere un messaggio valido e universale, eterno e necessario: la scrittura al contrario non ha alcun valore filosofico.
Mi faccio un’obiezione (che è quella che gli ha rivolto Oldenburg nell’epistolario): se Spinoza interpreta la scrittura letteralmente, perché egli non interpreta letteralmente anche la resurrezione invece di farne una lettura allegorica?  Qui probabilmente Spinoza abbandona il metodo dell’interpretazione letterale per far prevalere il presupposto in base al quale nulla è ammissibile se è sopra o contro natura, principio che evidentemente esclude la possibilità della resurrezione.

ML
Più che di sospensione del metodo in favore del presupposto, direi che Spinoza pone come metodo fondamentale quello dell’assoluta razionalità del sistema concettuale che pone. All’interno di questo sistema si colloca il metodo dell’interpretazione letterale, ma evidente che l’inaccettabilità della resurrezione, in quanto fenomeno above the reason, discende in primo luogo dal contrasto con la razionalità.

MM
La legge divina naturale è la necessità della natura/bene massimo/conoscenza e amore di dio. La legge divina naturale  è (IV, 6):
1. universale:
2. non esige fede in racconti storici (scrittura);
3. non esige cerimonie (il rito è deresponsabilizzante);
4. il massimo premio della legge divina naturale è la legge stessa.

MM
Gli slittamenti semantici di Spinoza. Il filosofo è dogmatico; il religioso è scettico. Bel capovolgimento, no? Dà fastidio a qualcuno?

4 dicembre 2011, h. 9,00.

Presenti: MM ML GM SM OP.

MM
Riepilogo:
• metodo di interpretazione della scrittura: non differisce dal metodo di interpretazione della natura;
• non è dunque necessario il lume soprannaturale;
• interpretazione secondo l’evidenza naturale, accompagnata dalla comparazione sistematica della scrittura;
• il senso finale è che il messaggio dei profeti è giustizia e carità;
• dunque la scrittura esige solo obbedienza e non impone adesione a principi speculativi: la scrittura non serve a fare luce sulla conoscenza.

ML
Per riferirsi al disinteresse di Spinoza per questioni di democrazia richiamo il seguente passo “giacché tutti possono certamente obbedire, ma solo pochissimi (se comparati con tutto il genere umano) possono acquisire l’abito della virtù per la sola guida della ragione”.
Voglio dire che la filosofia costituisce un’opera di continua autodisciplina, diretta all’esercizio della virtù, dunque sostanzialmente indifferente alle questioni di uguaglianza formale fra cittadini.

MM
La conoscenza è l’unico e vero processo di liberazione. La conoscenza serve a liberarti dalla servitù delle passioni/opinioni. Invito tutti a meditare profondamente il capitolo VI, quello sui miracoli.

 ML
Il capitolo VI mi pare costituisca un pilastro della fisica moderna, perché delinea la metodologia per la conoscenza della natura, che trova i suoi strumenti soltanto nell’osservazione della natura stessa, escludendo ogni possibilità di intervento soprannaturale.

MM
Cap 1-2. profezia/rivelazione: conoscenza certa di una cosa rivelata da dio (I, 1).

OP
La conoscenza di Dio nell’idea di Spinoza è palesemente gradualistica e si svolge per successive approssimazioni.

MM
Sì, ma tieni presente che tuttavia non c’è mai il passaggio dalla non verità alla verità. La conoscenza di Dio si ha nel momento in cui ci appropriamo del nostro intelletto il quale, per sua natura, ha direttamente conoscenza di Dio.

ML
Tanto più vero intendendo la conoscenza di dio come conoscenza della natura (deus sive natura). Idea fondamentale della scienza moderna.

MM
Sul determinismo di Spinoza faccio notare il rapporto con il calvinismo (Introduzione, 5.2). Per Spinoza lo sfondo sul quale è posta la dottrina del determinismo è l’uomo come parte del tutto; per Calvino questo sfondo è l’idea dell’uomo radicalmente peccatore.
Noto che il determinismo calvinista, che espone una teologia ancor più radicale di quella cristiana, non si è trasfuso in un sistema politico. A mio parere, la teocrazia calvinista si incardina oggi nel capitalismo, vera religione “segreta” e dominante del nostro tempo.

 MM
Spinoza, dal determinismo, trae l’inescusabilità (ingiustificabilità) dell’uomo di fronte a dio (Spinoza a Oldenburg, lettera 25). In realtà, Spinoza sta dicendo che il problema non è quello di stabilire se l’uomo agisca o meno sotto il dominio di Dio o per rigido determinismo, ma piuttosto quello di liberarsi da speranza e timore. In altre parole, sposta il problema togliendolo dal terreno infido dei teologi (non dimentichiamo che anche Lutero nega il libero arbitrio, per non parlare di Calvino). La risposta di Spinoza (lettera 27) è una manifesta dichiarazione di irricevibilità della religione nel suo pensiero. Di fronte a Oldenburg che sostiene la non giustificabilità morale delle azioni dell’uomo, se intese in termini rigidamente deterministici, Spinoza risponde chiaramente che il problema del giudizio di valore sulle azioni dell’uomo è un problema tipicamente religioso, come tale del tutto irrilevante nell’ambito della filosofia.

MM
L’uomo che vive secondo la ragione è libero dalla legge. La scrittura è dunque la legge per il volgo, che non ha uso della ragione.

GM
Distinzione fra dogmatici e scettici (cap. 15). Domando: non è la richiesta di sempre di Spinoza quella di leggere la scrittura secondo ragione? Perché è dogmatico chi vuole leggere la scrittura con la ragione (presupponendo una connotazione negativa di dogmatismo)?

MM
Il realtà l’obiettivo dialettico di Spinoza è Maimonide, che dice che la scrittura va letta con la ragione fino a un certo punto, perché poi serve comunque l’illuminazione, quindi la scrittura andrebbe letta sia con ragione che con la fede. Spinoza dice invece che la scrittura va letta solo con la Scrittura, senza ricorrere né ad un elemento naturale né ad un elemento soprannaturale.

OP
Per leggere la scrittura non devo abbandonare un certo dogmatismo razionale? Ciò per entrare nella logica di questo testo.

MM
Vero, e Spinoza giunge ad una conclusione radicale. Proprio leggendo la scrittura solo per mezzo della scrittura si evidenzia che la scrittura non ha senso razionale. Ma la Scrittura non va mai letta preliminarmente solo con la ragione.

GM
Ho l’impressione che la volontà di Spinoza di combattere l’idea della conciliabilità di fede e ragione si risolva paradossalmente nel tenere in vita l’idea stessa di questa conciliabilità.
Un’ultima cosa: a che serve salvare l’idea di Spinoza su Mosé? Che ci interessa?

ML
Mosè per Spinoza è il grande legislatore dell’ebraismo: per questo ci interessa. In generale credo che l’utilità del pensiero di Spinoza sia duplice: da un lato, ci ha fatto comprendere che la scrittura è inintelligibile, ma di questo ormai abbiamo preso atto e ciò ha quindi un’utilità marginale, ma ci ha consegnato un metodo che è invece ancora oggi pienamente vivido e fecondo, cioè l’idea che l’uomo possa e debba condursi solo in base alla ragione.

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