XIII Ritiro filosofico

rf_Snapseed

Si è conclusa lo scorso 27 settembre la tre giorni dedicata al XIII Ritiro Filosofico nell’ormai tradizionale sede della Domus Seminario di Nocera Umbra (PG). Il tema dell’incontro era La rivelazione e i suoi usi teologico-politici, brillantemente condotto dal relatore Filippo Mignini (ordinario all’Università degli Studi di Macerata) attraverso quattro intense sessioni di studio, seguite da momenti di dibattito sul modello del simposio (da anni ormai il vero marchio di fabbrica di Ritiri) altrettanto partecipati.

 

RF13

 

Nella prima sessione, Mignini ha ritenuto indispensabile porre una premessa di carattere terminologico all’intero Ritiro, al fine di evitare fraintendimenti sul significato che qui si voleva attribuire alla parola rivelazione. Con questo termine infatti, ci si riferisce all’evento soprannaturale con cui la divinità fa conoscere, direttamente o indirettamente, verità, naturali o soprannaturali, non conoscibili per altra via; al fine di orientare la ragione e l’intelletto umani, di per sé disorientati. Tale approccio conoscitivo di matrice tipicamente religiosa, dalle tre grandi fedi del mondo occidentale (ebraismo, cristianesimo e islam) viene poi fissato per ispirazione divina su un documento scritto, il testo sacro, che diventa a sua volta oggetto di culto. Nulla di più distante dall’approccio conoscitivo proprio del mondo greco contemporaneo a questa fase (siamo intorno al V sec. a.C.), del quale Mignini ha dato testimonianza attraverso il confronto tra alcuni passaggi dell’Odissea con brani dell’Antico Testamento (punto di riferimento scritturale comune a tutti e tre i grandi monoteismi). Oltre ad avere un carattere costantemente indiretto infatti (Atena si presenta sempre sotto mentite spoglie), in Grecia la rivelazione non è fondativa del momento religioso, e tanto meno di quello politico che è appannaggio esclusivo dell’autorità civile. Lo stesso messaggio escatologico in essa contenuto non oltrepassa mai la dimensione del reale: solo con l’avvento del cristianesimo, difatti, l’immortalità delle anime diventa una promessa di vita ultraterrena.

Proprio da questo momento di contatto fra il mondo greco e quello cristiano è ripartita la seconda sessione, nella quale Mignini ha analizzato il rapporto tra fede e ragione all’interno del pensiero di Tommaso d’Aquino, evidenziando come tutto il pensiero dell’aquinate si fondi sull’esigenza storico-culturale di argomentare razionalmente le ragioni della fede. Nel sottolineare i limiti del logos sia rispetto alla sua estensione sia rispetto alla sua fallibilità, Tommaso rileva l’impossibilità di una conoscenza certa (e quindi di salvezza) per l’uomo fuori dalla rivelazione. Nel tentativo di mostrare la necessità della sacra dottrina però, Tommaso incappa in una petitio principii, evidenziando la sostanziale impossibilità di giustificare razionalmente ciò che per essenza oltrepassa le capacità della ragione. Così come oltre le sue possibilità si collocano l’intendere il parlare con cui Dio comunica all’interno della Scrittura, rivolto direttamente al cuore umano, e la natura delle profezie, espressione diretta della divinità che si serve di un uomo per diffondere una conoscenza altrimenti inaccessibile.

La situazione sembra capovolgersi nella terza sessione, quella dedicata al pensiero di Spinoza, all’interno del quale non solo l’intelletto umano può intuire in modo chiaro e distinto l’idea di Dio, ma è Dio stesso a comunicarsi immediatamente all’intelletto umano. Spaziando fra il Breve trattato e il Trattato teologico-politico infatti, Mignini evidenzia come per il pensatore olandese non ci sia nessuna possibilità di una rivelazione perché, alla luce della coincidenza fra essenza ed esistenza in cui consiste l’Essere Perfetto (Dio), l’uomo stesso in quanto finito è parte integrante della divinità infinita che dà sostanza al reale. Anzi, in tale ottica conoscenza naturale e conoscenza profetica finiscono per trovarsi sullo stesso piano (contrariamente a quanto sosteneva Tommaso) poiché entrambe sono manifestazioni dell’unica verità della sostanza. Anche la Bibbia perciò trova la propria valenza morale quale strumento di promozione degli stessi insegnamenti della ragione (giustizia e carità) a condizione però che venga letta conformemente ai suoi canoni. Non è compito della filosofia occuparsi della scrittura e tentare di comprenderla con strumenti estrinseci ostacola l’emersione del suo vero senso. Ciò cui mira Spinoza individuando un carattere prescrittivo comune tanto alla ragione quanto alla rivelazione, è la definizione di un progetto politico che possa promuovere la pace interna dello Stato nel rispetto delle libertà d’opinione individuali.

Su questa scia s’inserisce anche la quarta sessione dedicata a Kant e all’analisi di La religione entro i limiti della sola ragione. Mignini ha analizzato il concetto di “religione razionale pura”, ossia di un culto di Dio consistente nella pura obbedienza alla legge morale espressa dalla ragione. Tuttavia, per Kant l’agire virtuoso non è di per sé sufficiente al raggiungimento della felicità, quindi occorre postulare un Dio (indimostrabile perché l’uomo conosce solo attraverso spazio e tempo) che li congiunga in un aldilà, e con esso l’immortalità dell’anima e la libertà umana in quanto fondativa della responsabilità. Così come per Fichte, allora, né il solo fondamento razionale, né solo quello religioso sono sufficienti a promuovere con efficacia l’azione morale; egli infatti, nel suo Saggio di una critica a ogni rivelazione, mostra l’esistenza di una conflittualità fra ordine morale e ordine naturale. Il punto di frattura è costituito dalla volontà, che pur potendo aderire ai dettami della moralità, può anche discostarsene a seconda di come si rapporti con la sensibilità, ossia con la sfera delle leggi naturali, che può facilmente distrarla dall’agire giustamente (si pensi ai bisogni corporei). Perciò occorre potenziare il momento religioso razionalizzando la rivelazione, la quale dovrà perciò risultare come la soggettiva accettazione di chiunque ne senta il bisogno, senza per questo pretenderne l’imposizione agli altri né accettare contenuti difformi dalle possibilità dell’intelletto.

È dunque all’insegna dell’analisi delle profonde potenzialità politiche offerte da un approccio il più possibile razionale alla sfera conoscitiva che si conclude l’ennesimo evento dedicato da Ritiri Filosofici a riportare la buona filosofia nel quotidiano attraverso una convivialità fatta di condivisione tanto dello studio quanto degli intervalli; per sfruttare al meglio tutte le potenzialità offerte dalla pratica del Ritiro. Ciò che ne esce è il piacere di un arricchimento fatto non solo di contenuti ma anche di rapporti umani, nuovi e ritrovati, che alla conclusione del consueto pranzo domenicale, completa un ciclo e si apre immediatamente a quello successivo con l’attesa del prossimo Ritiro Filosofico.

 

Got Something To Say:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyright © Ritiri Filosofici 2017