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Se non ritornerete come bambini, non sarete mai filosofi!

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Dopo i ritiri filosofici annuali e l’inizio dei ritiri per gli studenti delle scuole superiori (il prossimo è previsto a maggio), non nascondiamo ora di lavorare attivamente ad un ritiro filosofico per bambini dove mettere in pratica la didattica della cosiddetta philosophy for children e di avere, oltre a qualche grattacapo, l’avventura di guidare e lasciarci guidare dai ragionamenti dei più piccoli.

L’articolo che pubblichiamo oggi da AEON, afferma che quando si fa esperienza con i bambini si instaura un processo di pensiero che è l’essenza della filosofia. Platone stesso ce lo ha ricordato nel modo più chiaro possibile: la filosofia è la capacità non solo di portare argomenti a favore o contro una determinata tesi ma anche quella di instaurare autentiche relazioni di dialogo. Si tratta di una lezione da tenere a mente, soprattutto per chi opera nelle scuole superiori e nelle università,  spesso caratterizzate da forme decontestualizzate di insegnamento della filosofia.

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Verso l’infinito e oltre

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Aeon è un sito web di carattere filosofico, scientifico, storico e di scienze umane in genere. Fondato nel 2012 da una coppia di australiani, pubblica in inglese articoli tratti da università, gruppi di ricerca ed altre organizzazioni selezionate. Aeon ha tre canali gratuitamente consultabili (idee, saggi e video) con sette sezioni nelle quali sono suddivisi vari argomenti. Nel loro sito i fondatori scrivono di essere impegnati nell’offrire idee e grandi inchieste in una prospettiva di carattere globale. Noi di RF, sfruttando l’opportunità concessa di ripubblicare i contributi senza particolari oneri di copyright, abbiamo deciso di riproporre sistematicamente alcuni articoli del canale Idee che a nostro parere offrono particolari spunti di riflessione. Gli articoli saranno preceduti da una nostra introduzione che ne indicherà la tesi centrale e le motivazioni che ci hanno spinto a ripubblicarli.
Iniziamo oggi con un articolo che si inserisce nel dibattito relativo alla riforma dell’educazione e della scuola, filone che intendiamo seguire con particolare interesse. Sotto il titolo “In che modo pensare l’infinito cambia il cervello dei bambini in matematica”, l’autrice spiega come nessun concetto matematico sia più produttivo di effetti come quello di infinito, attitudine che lo rende unico per risolvere problemi chiave dell’educazione. Il concetto di infinito costituisce un antidoto ai cattivi risultati dei test matematici ma soprattutto è capace di creare conoscenza concettuale e non meramente procedurale promuovendo apprendimento attivo e metacognitivo. Giordano Bruno del resto, come abbiamo dimostrato la volta scorsa, lo sapeva fin troppo bene.
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Come si devono interpretare le Sacre Scritture?

Pubblichiamo un paper di una giovane laureata in Filosofia all’Università di Chieti-Pescara, nel quale viene presa in esame una questione particolarmente delicata nel XVII secolo, quella relativa al metodo di interpretazione della Bibbia. Su questo tema non mancavano opinioni discordanti anche all’interno dei medesimi circoli intellettuali, come dimostra la divergenza tra Spinoza ed il suo migliore collaboratore ed amico, Lodewijk Meyer. Se quest’ultimo sosteneva che fosse la filosofia a dover spiegare le oscurità dei libri sacri, il primo non rinunciava al principio secondo il quale la Scrittura si spiega soltanto con la Scrittura.

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Nietzsche interprete di Spinoza. Il tema degli affetti

Kuno Fischer ritratto da Caspar Ritter

Di Francesca Zappacosta

È possibile un confronto tra Nietzsche e Spinoza? Esiste qualche affinità tra il filosofo del conatus e il filosofo della volontà di potenza?

È lo stesso Nietzsche a fornire la chiave interpretativa che permette di trovare una risposta a tali interrogativi. Il filosofo tedesco, infatti, dopo un primo entusiastico approccio alla filosofia di Spinoza, conosciuta attraverso la lettura di Kuno Fischer, che lo porta a considerare il filosofo olandese suo precursore, giunge alla consapevolezza delle enormi diversità tra loro esistenti dovute, come egli stesso afferma, alla differenza dei tempi, della cultura e della scienza.

L’affermazione che esiste una certa affinità tra i due filosofi, in senso ampio, è accettabile sì, come un punto di partenza; ma è  da verificare sul terreno dei documenti, nei loro rispettivi contesti storici. Di fatto, il confronto parte dalle rispettive esigenze filosofiche che Nietzsche sembra stabilire con l’autore dell’Etica risulta “facile”, perfino meccanico, nell’elencare i punti in comune con Spinoza, generando così nel lettore il sospetto che esso sia il prodotto di un effimero entusiasmo. Al contrario sarebbe opportuno, per chi si occupa di filosofia e di storia della filosofia, che il confronto tra i due pensatori avvenisse non tanto, o non solo, sugli esiti cui essi approdano, quanto piuttosto sui percorsi metodologici seguiti, sui rispettivi contesti, sullo stile teoretico adottato, sul grado di coerenza raggiunto tra pensiero e vita.

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XIV Ritiro Filosofico, un resoconto

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Come largamente preannunciato si è svolto, dal 30 settembre al 2 ottobre, il XIV Ritiro Filosofico nella consueta cornice di Nocera Umbra (PG). La quattordicesima edizione del Ritiro è stata condotta dal prof. Rocco Ronchi – docente di filosofia teoretica all’Università de L’Aquila -, sul tema L’immanenza assoluta. Una tre giorni davvero interessante e ricca di dibattiti, suscitati dalle lezioni del relatore che ha potuto contare su una platea eterogenea di ascoltatori attenti e, nella loro diversità, complementari.

Le tre sessioni di lavoro (due al sabato, e una la domenica) hanno affrontato la tematica dell’immanenza assoluta attraverso una critica del concetto di contingenza, per poi passare all’esposizione della nozione di processo ed infine indagando una terza accezione della causalità metafisica. Obiettivo di Rocco Ronchi era quello di mostrare una via alternativa sia al necessitarismo sia al personalismo che fa della libertà il proprio unico orizzonte.

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Díkē, o della stabilità dell’essere

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Di Mattia Cardenas

All’interno di un fascicolo dedicato alla tradizione del pensiero politico italiano (dal Risorgimento alla contemporaneità) può sembrare del tutto estrinseco il richiamo a Díkē di Emanuele Severino (Adelphi, Milano, 2015, pp. 374)  il cui asse fondamentale ruota attorno ad un’analisi, come di consueto in grande stile, delle più antiche categorie del pensiero filosofico. Di fronte alla crisi economico-finanziaria nonché politica del nostro tempo, il contenuto del volume (ma il discorso può ovviamente estendersi all’intera opera del filosofo bresciano) può, quantomeno, apparire ‘astratto’. Ma così non è: poiché la radice ultima che è sottesa alle dinamiche concrete dell’attualità è da Severino ricondotta proprio all’origine del più remoto pensiero greco, che inaugura lo spazio entro il quale si costituisce l’intera storia dell’Occidente, ossia del «mortale».

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