L’illusione della filosofia nell’individuo di Jeanne Hersch

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L’occidentale contemporaneo vive una condizione estremamente scomoda. Nel momento in cui scopre di avere una coscienza e inizia a porsi domande, si trova schiacciato tra gli estremi delle promesse dei suoi predecessori e la delusione di quelle stesse promesse. La paura lo porta a trovare rifugio in risposte estreme che semplificano la scelta, ma una reazione del genere, per quanto comprensibile, non può essere giustificabile. Le prime battute di una delle analisi sociologiche più note del secolo scorso, Avere o essere?, spiegano la situazione in maniera esemplare:

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L’individuo come pratica alfabetica

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In un famoso passo del suo Sistema dell’idealismo trascendentale, Schelling nota l’importanza che riveste per lo sviluppo dell’autocoscienza l’attimo in cui il bambino comincia a dire “io”. Il bambino si avvicina all’esperienza della propria individualità – e cioè ne intraprende la costruzione – quando riferisce a se stesso i propri atti utilizzando il pronome di prima persona singolare: io. Continue Reading

L’uomo, abisso del Niente in cerca di Umanità

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Esistono decine, se non centinaia, di tesi e discussioni sulle prove dell’esistenza, o dell’inesistenza, di Dio. Ma quanto materiale analogo esiste che concerna l’esistenza, o la non esistenza, dunque, l’identità, la definizione dell’uomo?

Martin Heidegger scrisse nel 1929 Was ist Metaphysik? domandandosi cosa fosse realmente la metafisica, intesa come materia, come filosofia prima, e riuscì a rispondersi in ultima analisi con una semplice parola: Niente.

 

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L’individuo in Severino conteso tra verità ed errore

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«L’uomo è l’eterna apparizione della verità dell’essere». Con questa sentenza suggestiva e al tempo stesso enigmatica, tratta da uno dei suoi testi più celebri (Essenza del nichilismo), annunciamo che il ritiro di quest’anno, che si terrà a Nocera Umbra dal 12 al 14 ottobre, sarà incentrato sulla dottrina dell’individuo in Emanuele Severino. In questo modo vogliamo proseguire la riflessione sul tema oggetto del call for paper, in cui l’elevato numero di contributi ha dimostrato il suo grande interesse, focalizzandoci sul pensiero di un filosofo che da sempre costituisce un riferimento imprescindibile della nostra associazione.

Il ritiro ha lo scopo di evidenziare e di sottoporre a critica i nuclei teoretici che conducono Severino a formulare una visione particolarmente eccentrica nella tradizione filosofica occidentale riguardo alla questione dell’individuo, senza dimenticare che alla sentenza di cui sopra sono da aggiungere quelle sulle contraddizioni della verità eterna e l’alienazione metafisica circa il senso dell’uomo.

L’argomento sarà svolto con la metodologia originaria (e questo anche in omaggio al decennale della nostra nascita che celebriamo quest’anno): dopo che un nostro coordinatore avrà introdotto, letto e commentato alcuni testi scelti, seguirà la discussione e il confronto tra i partecipanti. L’obiettivo è quello di affrontare nella maniera più approfondita possibile il pensiero dell’autore e di rintracciare i luoghi in cui il tema appare nelle sue opere. A questo proposito il ritiro cercherà anche di stabilire legami, connessioni e affinità di Severino con il pensiero di altri autori nella convinzione che in filosofia non esistono fiori nel deserto e che ciascuno può pretendere di dire e vedere qualcosa di significativo una volta seduto sulle solide spalle dei giganti.

Alla fine del prossimo mese pubblicheremo la traccia che intendiamo seguire e i testi principali che saranno oggetto della nostra riflessione. Ricordiamo che il ritiro è aperto sia a specialisti e universitari che vogliano fornire i loro contributi (tali da confermare o contraddire quelli da noi proposti), sia a neofiti o appassionati di vario genere che intendano, nel caso in esame, familiarizzarsi con il lessico e il pensiero di uno degli autori contemporanei più importanti della filosofia. Per entrambe le tipologie di studiosi assicuriamo una partecipazione interessante e proficua e questa garanzia, come possono confermare tutti coloro che durante gli anni hanno partecipato ai nostri ritiri, è unita alla nostra consapevolezza di offrire, insieme alla ricerca filosofica, un’esperienza di amicizia e di vita buona in uno dei centri storici più belli e meno conosciuti del centro Italia.

 

 

Tracce di pre-riflessivo: il soggetto come corpo

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Parlare di “stile” in Merleau-Ponty significa rifarsi ad Husserl; per quanto su questo concetto non sia esplicito il riferimento al filosofo tedesco, i due luoghi dell’opera husserliana a cui faremo riferimento non potevano non essere noti al filosofo francese.

Nel §9 della Crisi leggiamo:

Anche se noi possiamo pensare questo mondo fantasticamente mutato e anche se possiamo pensare di rappresentarci il futuro decorso del mondo, in ciò che ci è ignoto, ‘così come potrebbe essere’, nelle sue possibilità: necessariamente noi ce lo rappresentiamo nello stile in cui noi abbiamo il mondo e in cui l’abbiamo avuto finora. Possiamo giungere ad un’espressa coscienza di questo stile nella riflessione e attraverso una libera variazione di questa possibilità. […]. Appunto così ci accorgiamo che, in generale, le cose e gli eventi non si manifestano e non si sviluppano arbitrariamente, che sono bensì legati ‘a priori’ da questo stile, dalla forma invariabile del mondo intuitivo.(Husserl 1972:60)

Nel §61 di Ideen II leggiamo:

In un certo senso, si può parlare dell’individualità come di uno stile complessivo e di un habitus del soggetto che attraversa, nella forma di una concordante unità, tutti i suoi modi di comportamento, tutte le attività e le passività, […]; uno stile unitario nel modo in cui certe cose ‘gli vengono in mente’, nel modo in cui gli si presentano certe analogie, in cui opera la sua fantasia […] (Husserl 1965:665)

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L’individuo in ritardo di Derrida e il dispositivo di Foucault

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Per cercare di rendere conto dell’aspetto poliedrico e complesso del concetto di individuo, ho scelto di avviare una riflessione in chiave decostruttiva sull’individuo dal punto di vista particolare dei processi che sottendono alla sua definizione, portando così alla luce il suo aspetto strutturato che lo porta ad essere un “soggetto”, ovvero un prodotto di meccanismi pregressi al soggetto stesso che, svolgendosi a sua insaputa, lo plasmano in diversi modi. Per questo motivo, la mia riflessione ruota attorno a due assi cruciali: da un lato la riflessione di Jacques Derrida sulla dimensione del “ritardo” dell’individuo sui vari aspetti della sua esistenza, in particolare come vedremo su se stesso; dall’altro la riflessione di Michel Foucault sul reale accadere delle dinamiche di potere concernenti la formazione del Soggetto, mettendo in campo il concetto di “dispositivo”. Facendo reagire queste due modalità di pensiero, credo si possa gettare un fascio di luce interessante su di una possibile modalità di concepire l’individuo.

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Per una politica extra-statuale. L’individuazione nella lettura deleuziana di Spinoza

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Ragionare sul concetto di individuo vuol dire misurarsi con una complessità irriducibile. L’individuazione, essendo soggetta agli smottamenti della storia, ricusa infatti una definizione unitaria, talché – ad esempio – non si potrebbe costringere l’individualità nella serra del principio identitario senza smarrire il polimorfismo politico della nozione. La filosofia di Gilles Deleuze, a tal proposito, proprio perché tenta di pensare l’individualità fuori dello spettro coscienzialistico, si attesta come una lunga variazione sperimentale sul tema preso in esame. In questa sede, tenendo fermo questo presupposto, avremo cura di studiare l’eco politica della teoria dell’individuazione formulata dal filosofo francese attraverso la sua esegesi di Spinoza.

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L’anamnesi di un crollo nella filosofia di Adorno

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Theodor W. Adorno fu uno dei maggiori filosofi del secolo scorso, in una maniera che, a nostro avviso, aspetta ancora di essere riconosciuta dalla cultura filosofica europea. La sua speculazione magistrale, il suo talento stilistico, la profondità delle sue intuizioni filosofiche lo rendono un unicum, pur in un contesto di alto livello come quello della filosofia novecentesca tra prima e seconda metà del secolo. Egli fu, tra le altre cose, l’unico avversario in grado di contrastare Heidegger sul suo stesso terreno, quello di un pensiero filosofico epocale che sappia realmente rispondere alle drammatiche sfide poste dal nostro tempo.

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Narciso, prototipo dell’individuo

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Nella nostra serie di articoli dedicati all’individuo, riceviamo e pubblichiamo il primo paper esterno alla redazione. Si tratta di un contributo che coniuga prospettive filosofiche, mitiche e psicanalitiche nel tentativo di giungere ad una sintesi unitaria con l’aspetto sociale.

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Nietzsche, lo Stato contro l’individuo

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Quando si parla di politica, all’interno del pensiero di Friedrich Nietzsche, molto spesso si finisce per ragionare più su cosa abbiano implicato le sue considerazioni  si faccia qui lo sforzo “sovrumano” di metterne fra parentesi il contenuto, già abbondantemente discusso in altre sedi  che non sui meccanismi di pensiero e di analisi della realtà che ne hanno favorito l’emersione e l’articolazione. Dal complicatissimo rapporto con i connazionali del suo tempo a una certa ipersemplificazione nella lettura della teoria evoluzionistica darwiniana, sono moltissime le fonti d’approvvigionamento per l’elaborazione della sua riflessione. La maggior parte delle quali spesso nascosta dietro criptocitazioni e riferimenti allusivi. Ragione per cui, se vogliamo provare ad avvicinarci alle reali implicazioni di una figura tanto controversa e allo stesso tempo tanto influente per la nostra società, dobbiamo fermarci ad analizzare alcuni passaggi chiave.

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L’uomo, la più importante delle materie prime

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Per comprendere la tesi di Heidegger in merito all’essenza dell’uomo bisogna partire dall’assunto che la soggettità (come il filosofo tedesco indica il principium individuationis) è un modo della dimenticanza dell’essere. Tale principio metafisico è all’origine del dominio, ovvero la modalità fondamentale dell’esistenza umana, che si realizzerà compiutamente nell’odierna età della tecnica. Chi ha affrontato seriamente i testi sa bene che quelli di Heidegger sono estenuanti, snervanti, a volte enigmatici. Ma non per questo sono eludibili se si tiene presente il fatto che il filosofo tedesco è il pensatore che ha tracciato il campo da gioco della filosofia contemporanea. Noi, che non siamo certo heideggeriani, riconosciamo però come egli sia stato una sorta di Cartesio della filosofia contemporanea da cui i filosofi successivi hanno tratto linguaggio e materia speculativa. Nei venticinque anni che vanno dalla prolusione universitaria Che cos’è metafisica? del 1929 al saggio Oltrepassamento della metafisica del 1954, Heidegger chiarisce a se stesso e ai suoi interlocutori il significato dell’essenza dell’uomo e della sua individuazione. Noi ne abbiamo ricostruito il percorso.

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Bergson, lo slancio vitale che oltrepassa se stesso

Per Edizioni ETS è appena uscito il saggio Bergson oltre Bergson. La storia della filosofia, la metafisica della durata e il ruolo di Spinoza, scritto da Saverio Mariani, uno dei componenti di RF. Pubblichiamo qui l’introduzione al volume.

Bergson oltre Bergson_Saverio Mariani copertinaL’intento di questo lavoro è già in parte espresso dal titolo: Bergson oltre Bergson. Esso indica il tentativo di rileggere Bergson liberandolo da alcuni pesanti pregiudizi che ne hanno a volte impedito una lettura radicale e perciò capace di ricondurre la sua opera entro una vera e propria tradizione eretica del pensiero occidentale. Si tratterà dunque di ragionare sul pensiero dell’autore nella sua totalità, in quanto tale eccedente le singole parti. Come per la durata, anche il pensiero, preso nella sua interezza, sconfina dal recinto costituito dai frammenti che lo compongono. La filosofia di Bergson è mossa da una tensione all’accrescimento, si spinge continuamente verso ciò che è (ancora) virtuale; per questo motivo essa deve essere trascesa, non può subire una chiusura concettuale che ne eliminerebbe, invece, proprio quella volontà di sviluppo. Ma è doveroso andare oltre Bergson giacché fermarsi significherebbe precludersi tutto l’ampliamento insito nel pensiero dell’autore, essere refrattari al cambiamento e alla novità. Il gesto qui richiesto è quello che lo stesso Bergson richiede al suo lettore, costituendo un pensiero aperto che è immediatamente tradito da chiunque lo consideri finito, concluso, definitivo. Continue Reading

Ma l’Emanuele non fa la Grazia

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Nonostante continui a chiarire che i suoi scritti non vanno verso la direzione del cristianesimo (così come ricorda anche nella recente raccolta dal titolo Dispute sulla verità e la morte), non mancano studi e interpretazioni che vogliono la filosofia di Emanuele Severino rivolta e comunque non distante da esso. Anche il recente convegno di studi organizzato per celebrare i 50 anni dalla pubblicazione della Struttura originaria (il libro da cui, secondo il suo stesso autore, dipendono tutti gli altri) ha ospitato alcune relazioni che hanno cercato di mettere in luce i fili per un dialogo tra il suo pensiero e il cristianesimo (vedi qui gli atti del convegno L’alba dell’eternità con download gratuito). Tra queste anche quella del nostro amico e collaboratore Marco Panteghini che abbiamo pubblicato su questo sito due settimane fa. In essa si domanda se l’esito del sistema di Severino possa rientrare nella dimensione della Grazia in quanto «il fatto che la contraddizione permanga insuperata, cioè sia di fatto insuperabile, non è in contraddizione con la superabilità della contraddizione stessa. Se allora la permanenza della contraddizione nella storia è possibile, non si dovrà dire che, se si ha l’avvento della Gloria della Gioia, esso è un accadimento di Grazia?». La nostra risposta a questo interrogativo, se abbiamo correttamente inteso il quesito, è negativa per le ragioni che andiamo ad illustrare di seguito.

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Marx, Nietzsche e Freud, i «penetratori degli infingimenti»

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Per avere messo sotto accusa la realtà e i suoi fondamenti, Marx, Nietzsche e Freud si sono guadagnati da Ricoeur l’etichetta di «maestri del sospetto». L’espressione ‘maestri del sospetto’ è una ripresa dell’appunto ‘scuola del sospetto’ elaborato da Nietzsche in Umano troppo umano. Ricoeur coglie un’affinità tra i tre pensatori. Sono loro, d’altronde, a smascherare gli inganni e gli idoli della tradizione per liberare l’uomo dai falsi miti e riporlo dinanzi alla sua autentica natura umana.

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Dopo la Gloria e la Gioia è il momento della Grazia?

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Il tema della possibilità e dell’impossibilità è al centro della filosofia di Emanuele Severino. Possiamo distinguere una prima e una seconda posizione dell’autore relativamente al senso della possibilità. Scopo di questo scritto è considerare queste due posizioni e vedere come esse influiscano sulla risposta alla domanda se siamo destinati al superamento dell’isolamento della terra dal destino, cioè alla Gloria della Gioia.

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